Sepino, Saipinz, Saepinum, Altilia.
SANNITI

 
Saepinum Saipins

 

La tradizione storica fa coincidere l'evoluzione dell'area, poi soggetta al municipio romano, alla costante dei traffici della transumanza (1). La città sorge a ridosso di un incrocio formato da un percorso proveniente dal fiume Tammaro e diretto verso le alture del Matese e da un importante tratturo, il Pescasseroli - Candela, la cui direttrice di fondovalle si sviluppa parallela al massiccio del Matese, sul quale probabilmente fin dai tempi in cui l'uomo ancora non li allevava, gli animali transitavano istintivamente nelle loro migrazioni stagionali. Lo stesso nome latino Saepinum sembra derivare da saepio cioè recinto e doveva riferirsi ad un'area che intorno al IV secolo a.C. era adibita dagli antichi abitanti a luogo di scambio di mercanzie ed animali. L'intera area era soggetta al controllo del centro fortificato posto sulle alture e denominato, in epoca posteriore a quella romana, Terravecchia.
L'originale nome osco, benchè non documentato, era di certo "Saipinom", scritto "Saipinúm" con la lettera “o“ in forma di V diacriticata (2) (A. La Regina).

 


TERRAVECCHIA

La costruzione e la collocazione nel territorio di questa antica roccaforte sannita doveva soddisfare precise esigenze strategiche di controllo dell'area alle falde del Matese. Fu edificata a 950 metri di altitudine su di un'altura compresa tra i valloni dei torrenti Magnaluno a nord e del Saraceno a sud, ambedue affluenti del Tammaro.
L'antica struttura costituiva un'efficace posizione di controllo dei traffici e dei passaggi tra l'Apulia, la Campania ed il Sannio pentro. Il sito controllava anche l'unica via d'accesso che dalla pianura saliva verso i pascoli del Matese. Nonostante la sua posizione domimante sul territorio e difesa da possenti mura poligonali, venne assediata ed espugnata dai Romani nel 293 a.C durante la terza Guerra Sannitica. Con la romanizzazione del Sannio, la popolazione preferì stabilirsi nella pianura sottostante, relegando all'oblio la vecchia roccaforte che ancora oggi è riconoscibile nella sua struttura difensiva.
Una cerchia di mura megalitiche racchiudeva l'insediamento, con forma a pianta trapezoidale e con la base maggiore rivolta verso nord-est a ridosso della scarpata che guarda il terrapieno naturale di Castelvecchio. Le mura, costruite saldamente senza dislivelli e in alcuni tratti ancora in buono stato di conservazione, hanno una lunghezza di circa 1500 metri. Sono costituite da una doppia cortina terrapienata in opera poligonale e quella superiore è arretrata di 3 metri rispetto a quella inferiore.
  Carta dell'area di Sepino (1960)
Carta I.G.M. dell'area di Sepino - Altilia.
Tre sono al momento le porte di accesso alla fortezza identificate dagli archeologi. La prima sul lato sud-ovest chiamata la "Postierla del Matese" che dava il percorso alla montagna, la seconda a nord-ovest chiamata "dell'Acropoli" ed era sul percorso che conduceva verso Civitella di Campochiaro e Bovianum, e la terza e forse la più importante ad est delle mura e denominata "del Tratturo" che permetteva il passaggio verso la pianura ed il sito del saepio. Infatti questo tragitto, nel suo tratto finale, viene ad identificarsi con cardo maximus della futura Saepinum romana.

 


IMMAGINI DALL'AREA ARCHEOLOGICA DI TERRAVECCHIA
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Saipinz Terravecchia
Terravecchia
Saipinz Terravecchia
Tratto di mura II maniera
Saipinz Terravecchia
Tratto di mura II maniera
Saipinz Terravecchia
La postierla del Matese
Saipinz Terravecchia
La postierla del Matese
Saipinz Terravecchia
La postierla del Matese

Saipinz Terravecchia
La postierla del Matese
Saipinz Terravecchia
La postierla del Matese
Saipinz Terravecchia
La postierla del Matese


 


SAEPINUM

La felice situazione morfologica vuole che già alla fine del IV secolo a.C. l'incrocio tra la direttrice proveniente da Terravecchia ed il tratturo, divenga centro di scambi e di mercato, controllato dalla fortificazione di Terravecchia (la sannita Saipinom) posta arretrata sulle alture del Matese. In caso di pericolo, la sua posizione arroccata permetteva la difesa delle genti distribuite nella pianura ed in tutto il suo territorio. Nel II secolo a.C. compare ai limiti dell'incrocio un limitato insediamento ubicato attorno al forum pecuarium e composto anche da edifici a scopo abitativo che, come verificato nei sondaggi sotto il tessuto urbano romano, manifestano caratteristiche evolute e l'uso di manodopera competente (pavimenti di cocciopesto e tessere di mosaico, impluvium oltre che in pietra anche di terracotta con lettere osche).


Saepinum - Pianta del rilevato archeologico
Saepinum - Pianta del rilevato archeologico.
  L'incrocio dei due assi viari L'incrocio dei due assi viari.
In arancio il decumano ed in verde il cardo (3).


Quando, dopo gli anni della guerra sociale e civile che imperversarono nell'area del centro-sud Italia per buona parte del primo secolo a.C., lo stato romano decide di organizzare ed amministrare questa parte di Sannio, Sepino in effetti già costituisce un punto di riferimento insediativo con una urbanizzazione in atto.
Secondo Adriano La Regina (4)
"la costituzione del municipio ha accentuato il processo di urbanizzazione, favorendo la concentrazione degli interventi edilizi pubblici e privati nell'ambito del centro prescelto; il sito dovette tuttavia raggiungere vera e propria dignità urbana solamente in epoca augustea, quando fu cinto di mura e munito di torri e porte".



Saepinum - Porta Bovianum

Saepinum - Ricostruzione grafica della Porta Bovianum in epoca romana (5).


Tra il 2 a.C. e il 4 d.C. si effettua la fortificazione della città con l'innalzamento delle mura che da allora, e per buona parte ancora oggi, delimitano l'antico recinto sannitico e sono visibili in elevato. La cinta muraria (Foto 12) è definita in opera cementizia rivestita da opera reticolata di pietra calcarea proveniente dal Matese, ha uno sviluppo di 1270 metri e racchiude un’area di circa 12 ettari a pianta quadrangolare.
Le mura sono intervallate da un sistema di torri a pianta circolare (e da due torri a pianta ottagonale) elevate a cadenza regolare. Le quattro porte monumentali sono poste a cavallo delle principali arterie viarie (cardo e decumano maximi) concepite come archi trionfali ad un unico fornice, con corte di sicurezza interna, controporta a doppio battente, affiancati da due torri circolari.
  Saepinum - Porta Bovianum
Saepinum - Porta Bovianum (5).
Sono state costruite in modo da opporsi rispetto ai tracciati principali. Altri due accessi si aprono nella cinta muraria: un'entrata secondaria collegata al teatro ed una postierla nel tratto rettilineo meridionale. Le porte monumentali prendono rispettivamente nome dai luoghi di provenienza dei percorsi e quindi troviamo sul tratturo (il decumano) le porte di Bojano (A) e di Benevento (C), e sul percorso montagna-fiume (il cardo) la porta Terravecchia (D) e la porta Tammaro (B).
Porta Bovianum
Saepinum - Porta Bovianum.
 
Realizzate secondo lo schema dell'arco onorario, le porte seguono attraverso una precisa iconografia la doppia funzione di proteggere gli abitanti della città e di permettere lo svolgimento delle attività daziarie. Per tali ragioni oltre a simboliche immagini di schiavi incatenati e di divinità poste a monito dei malintenzionati e a scongiurare la malasorte, esse presentano delle iscrizioni recanti disposizioni amministrative e un apparato atto al supporto (abbeveratoio) e al censimento dei traffici.
Tra tutte le porte, la meglio conservata è porta Bovianum (vedi anche Foto 14). Presenta molti dei particolari originari tra cui le figure scolpite di due barbari, un'iscrizione imperiale dell'epoca di Marco Aurelio che sanciva precise disposizioni sulla tutela delle pecore. Sulla chiave di volta del portale un'immagine scultorea della testa di Ercole.
Sul lato sinistro della porta Bovianum è ubicato un complesso termale ancora ben conservato, costruito nel II secolo d.C. La posizione e l'esistenza di un altro complesso simile nei pressi del foro, ha portato a ipotizzare che la struttura fosse destinata ai viaggiatori e, in modo specifico, a coloro che erano impegnati nella transumanza. Sono ancora riconoscibili alcuni ambienti absidati, il praefurnium e le vasche per i bagni in acque a temperatura diversa. Connesso al sistema termale è il Castellum Aquae ubicato a ridosso delle strutture di porta Bovianum.


Saepinum - Ipocausto del tepidarium

Saepinum - Sezione dell'ipocausto del tepidarium dove scorreva l'acqua calda nelle sale delle terme.


All'interno dell'insediamento urbano si riconosce ancora il tessuto viario, con il cardo ed il decumano ancora pavimentati con gli antichi basolari (Foto 15). Le due direttrici non sono strettamente perpendicolari tra loro, e questa non ortogonalità dell'incrocio (evidente nel foro) è da intendersi come esplicita manifestazione di una preesistenza urbanistica al tracciato romano. Andando da porta Bojano al foro, su ambedue i lati sono identificabili i resti di case parzialmente riportate alla luce dagli scavi archeologici. Il quartiere è caratterizzato da botteghe di varia larghezza disposte in serie sul decumano e stanze sul retro che si aprono su cortili probabilmente comuni a più abitazioni. Lungo il tracciato, sui cordoli che delimitano il marciapiede, sono ancora visibili i solchi circolari lasciati dalle colonne che formavano il porticato (Foto 23) coperto da strutture lignee e tegole.


Macellum

Saepinum - Il macellum.


Avvicinandosi al foro, sul lato destro si trovano, in sequenza:
- un edificio di culto preceduto da un pronao trapezoidale con pilastrini in laterizio ed una piccola vasca rivestita con marmi policromi. Ha pianta quadrangolare e sul muro di fondo è visibile una struttura rivestita ancora da marmi policromi dove erano posizionate le statue del culto.
- il macellum (anticipato da due piccole taverne) dalla particolare planimetria esagonale al centro della quale una vasca, definita con i resti di una macina di frantoio, realizzata nel I secolo d.C. per volere dell'augustale Marcus Annius Phoebus (CILIX2475). A compendio della struttura una serie di botteghe a pianta trapezioidale e rettangolare.
- l'impianto binato costituito dalla basilica e dal tribunale (Foto 02). Il primo edificio, costruito alla fine del I secolo d.C., ha pianta rettangolare e peristilio interno di venti colonne con capitelli in stile Ionico.
 
Frammento di tegola con bollo.
Inciso SAEPIN - I secolo d.C.
Servito da tre accessi connessi alla viabilità, comunica internamente con un’aula absidata che è preceduta dal tribunal columnatum, la tribuna utilizzata dai magistrati locali. Intorno al V secolo d.C. la basilica venne trasformata in luogo di culto cristiano con l’aggiunta dell’abside e dei due ambienti simmetrici nell’aula laterale.
Sul lato della basilica posto sul cardo, è collocato un lungo abbeveratoio; sul versante del foro opposto alla basilica i resti di una fontana coperta.


Saepinum - Il foro

Saepinum - Ricostruzione grafica dell'antico foro romano (5).


Il Foro (Foto 01) è lo spazio che simbolicamente richiama l'antica destinazione d'uso a "mercato" del sito sannita. Lo stesso spazio in età romana si eleva progressivamente nei ruoli fino a materializzare le funzioni politico-amministrative ad esso delegate da Roma.
Probabilmente è alla ufficializzazione di tale ultima funzione che si deve l'opera di "ammodernamento" (forse in corrispondenza alla costituzione del municipium) dello spazio con un lastricato in basole di travertino.
Al centro della piazza sono ancora ben visibili le sagome (Foto 24) che gli antichi scalpellini ricavarono sul lastricato per posizionare le lettere in bronzo (ormai non più presenti) di un’iscrizione che ricordava i magistrati che sostennero le spese per la pavimentazione del foro. Si sviluppa per una lunghezza di circa 18 metri ma in alcuni punti le basole originali sono state, col tempo, sostituite e quindi l'iscrizione appare discontinua (6):
 
Frammento in bronzo di statua (7).
Piede con calzare - I secolo d.C.



C(aius) Papiu[s C(ai) f(ilius) F]aber C(aius) [...]f(ilius) Sc[ato]
[f]or[u]m sternendum s(ua) p(ecunia) c(uraverunt)

Una canalizzazione perimetrale destinata a raccogliere l'acqua piovana incornicia l'intero spazio trapezioidale del foro che, nell'angolo sud-orientale, presenta basamenti per monumenti onorari che abbellivano il grande spazio pubblico. Il lato sud-occidentale era occupato dalla struttura di un imponente palazzo, sopraelevato rispetto al piano della piazza per la presenza di una scalinata d'accesso. Davanti a questo imponente edificio si ergeva un arco onorario sul cui attico era riportata l'iscrizione che ricordava il finanziatore dell'intero complesso Lucius Neratius Priscus, conosciuto e stimato giureconsulto presso la cancelleria imperiale (8) ai tempi dell'imperatore Traiano (98 - 117 d.C.). Della struttura restano visibili gli elementi di base dei piedritti.


Saepinum - L'area del Foro romano
Saepinum - L'area del Foro romano (5).


Proseguendo verso porta Benevento, sul lato sinistro del foro, sono individuate delle costruzioni a destinazione pubblica. Tra queste, degne di nota sono il comitium, la sala destinata alle assemblee popolari durante i periodi di elezione dei funzionari pubblici preceduto da un sistema di pilastri (permanenza di un pronao);
la curia, struttura delegata alle riunioni del corpo dei decurioni tra cui venivano eletti i magistrati; un'aula per il culto imperiale, sopraelevata rispetto al foro da un podio e anticipata da un'ampia gradinata; il tempio di Giove Ottimo Massimo e le terme del foro (o di Silvano) di cui si individuano una grande sala interna con ambienti laterali, una serie di vani quadrati e rettangolari e una zona aperta sul portico.
Più avanti, intervallati da una serie di edifici, sono ubicate altre interessanti emergenze archeologiche. La casa dell'impluvio sannitico (Foto 22) strutturata nella classica pianta di casa italica i cui ambienti si sviluppano attorno ad uno spazio porticato. Prende il nome da un impluvium in terracotta (fine II secolo a.C.) scoperto sotto quello romano durante
 
Applique in avorio con
volto di Dioniso - I secolo d.C.
alcuni sondaggi del 1955, realizzato con mattonelle romboidali e cornici modanate con incise alcune lettere in osco.
Nelle sue vicinanze, ai margini del foro, è ubicata l'elegante Fontana del Grifo.
Come altre fontane presenti a Saepinum, la fontana del Grifo fungeva anche da abbeveratoio per gli animali. Costruita contemporaneamente al foro, è formata da grosse pietre di travertino lavorate a squadro, solcate da motivi geometrici che l'abbellivano. L'elemento caratterizzante è il bassorilievo che contiene la cannola dell'acqua, dove è scolpita di profilo la figura di un grifone, creatura mitologica, poggiato sulle zampe posteriori. La figura rimane incorniciata e sovrastata dall'iscrizione (Foto 20):

C(aius) Ennius C(ai) f(ilius) Marsus
L(ucius) Ennius C(ai) f(ilius)Gallus
Lacus s(ua) p(ecunia) f(aciundos) c(uraverunt)

dove vengono ricordati i nomi dei finanziatori dell'opera, Caius Ennius Marsus (lo stesso del mausoleo) e Lucius Ennius Gallus, che provvidero alla realizzazione anche di altre fontane cittadine tra cui una simile di cui si è persa l'ubicazione, attestata da una lastra con la stessa epigrafe (andata perduta) ma con la rappresentazione di una figura barbata con corna di ariete.
L'acqua che usciva dalla cannola finiva nella vasca sottostante, impermeabilizzata con intonaco di cocciopesto, per poi scaricarsi nella rete fognaria attraverso un elegante chiusino in pietra ancora visibile in situ (Foto 21).


Saepinum - Il frantoio


Saepinum - Il frantoio ed in fondo a sinistra la fontana del Grifo.


Nelle adiacenze, direttamente sulla strada principale, era ubicato il mulino ad acqua, una struttura che fungeva da frantoio, in funzione fin oltre il IV secolo d.C. Dell'impianto rimane la vasca rettangolare dove era posizionata la ruota idraulica azionata dall'acqua che proveniva da una cisterna ubicata all'esterno delle mura cittadine. Vicino al mulino era situata una casa con taberna e un'area interna con delle "vasche" aperte, la cui caratteristica ha generato due interpretazioni controverse, una tendente a individuare nella costruzione altri vani del frantoio, l'altra una struttura di tipo tessile, forse una conceria.
In fondo al percorso del decumano, la porta Benevento, preceduta attualmente da una casa colonica adibita ad antiquarium.
Questa porta è definita tra due torri, come porta Bovianum, con la chiave d'arco che presenta un'immagine scultorea con elmo dedicata a Marte. Sul lato esterno, alcuni frammenti scultorei (piedi) denotano l'esistenza di un'originaria scultura rappresentante barbari prigionieri. In una delle due torri è ricavata la cisterna dell'acquedotto, il Castellum Aquae, la cui caratteristica, piuttosto rara, mostra un diverso sistema costruttivo a filari di blocchetti posti orizzontalmente (invece dell'opera reticolata), probabilmente realizzata in questo modo per contrastare meglio la maggiore spinta verso l'esterno prodotta dal peso dell'acqua.


Saepinum - Porta Benevento


Saepinum - Porta Benevento.


Extra moenia, in prossimità delle porte ubicate sul decumano in maniera speculare, sono individuati due monumenti funerari che evidenziano luoghi destinati alle sepolture lungo i percorsi stradali di accesso alla città. Sono aree adibite a necropoli, ancora oggi interessate da ricerche archeologiche a causa di sempre nuovi ritrovamenti.
Presso porta Bojano si erge il mausoleo di Publius Numisius Ligus (della prima metà del I secolo d.C. - Foto 16, 17, 18 e 19), dalla forma ad ara sottoposta a quattro acroteri e sorretta da basamento, composto da una sala sopraelevata destinata a contenete anche le spoglie del figlio e della moglie del magistrato. Alla parte opposta, vicino porta Benevento e sempre fuori le mura, è ubicato il mausoleo di Caius Ennius Marsus (di età augustea), del tipo a tamburo cilindrico su basamento quadrato con iscrizione recante il nome del defunto (Foto 05). Le strutture di fondazione della cella sepolcrale, a pianta ottagonale, sono interrate. Il basamento è caratterizzato dalla presenza di due leoni che con la zampa schiacciano la testa di un guerriero. Il tamburo è delimitato alla base ed alla sommità da cornici modanate e coronato da una merlatura di cippi alternati a blocchi curvilinei più bassi. Al centro del tamburo, visibili dalla pubblica strada, sono posti l'epigrafe funeraria con in basso la raffigurazione dei simboli del potere magistratuale, la sella curulis affiancata da due fasci.
Nell'insula determinata tra le porte di Bojano e Tammaro, i resti del teatro (Foto 03), datato alla prima metà del I secolo d.C. a ridosso della cinta muraria e provvisto di un'apertura collegante direttamente con l'esterno (postierla) (Foto 13) destinata a dare accesso alla struttura dalla campagna; del complesso restano l'ima e la media cavea, tutta l'orchestra, il blocco frontale del proscenio e la pianta della scena su cui in età settecentesca è stato costruito un edificio rurale (Foto 04).


Saepinum - Il Teatro.

Panoramica del Teatro.


Sulla sommità della cavea venne erretto un tempietto a pianta circolare, attestato da numerosi blocchi ad andamento curvilineo. Dell'impianto si sono conservati anche i due tetrapili (Foto 07, 08, 09 e 10), ingressi monumentali a quattro "porte", due rivolte verso l'esterno della struttura, due a servizio delle funzioni interne (orchestra e ambulacro posteriore coperto e uscita esterna). Sulla summa cavea sono sorti dei casali rustici che, a emiciclo e nei volumi emergenti, rinnovano all'esterno le forme della struttura romana e delle sue funzioni.


Saepinum - Tetrapilo sinistro.

Tetrapilo sinistro di accesso al Teatro.


Quella delle abitazioni coloniche settecentesche (fortunosamete sopravvissute a una iniziale idea di demolizione) è l'ultima delle stratificazioni operate nel tempo sul sito sannita; con l'avvio della messa a coltura di vasti territori (espansione del latifondo) e la decadenza della pastorizia e dei traffici in età tardo imperiale, la città inizia ad essere in parte abbandonata con il conseguente ridimensionamento del nucleo abitato.
Nel 667 d.C. Saepinum (i documenti in cui è denominata Altilia partono dagli albori del XII secolo a proposito del monastero di Santa Maria dell'Altilia, anni 1102-1118) rientra tra i territori ceduti ai Bulgari di Alzecone, dal duca di Benevento il longobardo Romualdo; questi riorganizzano l'area del Sannio compresa tra Venafro e Sepino, occupando probabilmente anche una parte dell'antico centro romano. Intorno al IX secolo il centro viene definitivamente abbandonato a causa di un saccheggio saraceno. Sempre ai Saraceni sembra ancora essere legata la città morta, oramai denominata Altilia, menzionata in una storia leggendaria di Carlomagno che viene in Italia per respingere un'invasione saracena.
 
Bicchiere in vetro inciso con
scene dionisiache - IV secolo d.C. (9)
Infatti secondo Adriano La Regina nell'Otinel (racconto scritto prima della III crociata del 1191, appartenente al ciclo francese di Carlomagno in Italia dove ricorrono i personaggi della Chanson de Roland), la campagna contro i Mori ha per centro una località della longobardia, ossia dell'Italia longobarda, indicata con il nome di "Atilie" o "Hatelie". Il ciclo delle Chanson de Geste, che ha chiari riferimenti nella cultura medievale molisana, viene probabilmente diffuso e ispirato nel meridione proprio dalla corte normanna tramite gli echi della celebrazione delle lotte con cui avevano sottratto la Sicilia agli Arabi.
 
Saepinum - Collage panoramico (1985).
Saepinum - Collage panoramico dalla sommità di Porta Bovianum verso il Foro (1985).
 
Comunque è certo che, come ricorda Adriano La Regina (4) " ... per mille anni i pastori sono stati gli unici forestieri a cavalcare attraverso la città scomparsa, terra coltivata fra fantastiche rovine. Un giorno, tanti anni fa, un vecchio pastore narrò a un viandante curioso di antichità, sulle montagne d'Abruzzo, che lontano, più a sud, vi era Lautilia, una città morta, costruita da cavalieri antichi, i quali poi l'avevano abbandonata per andare a liberare il Santo Sepolcro in Terrasanta. Ma si diceva che sarebbero ritornati, chissà quando, e che allora la città sarebbe ridiventata bellissima, con le sue mura, le sue chiese, le sue piazze, le sue fiere piene di gente ...".
L'intera area archeologica di Saepinum, 12 ettari senza calcolare le zone periferiche, è stata indagata solo in parte dagli archeologi e ciò che si è riportato in superfice è meno di un/decimo di ciò che rimane conservato al di sotto del terreno. Ancora tanto è il lavoro da portare avanti, nuovi studi e nuovi scavi sono da programmare. Il lavoro procede lentamente per meglio studiare e conservare i reperti tornati alla luce ma anche perchè questo lavoro richiede molto tempo e personale specializzato nonchè un corposo impegno economico. Col proseguire delle ricerche, nei prossimi anni sicuramente assisteremo a nuovi ed interessanti ritrovamenti. La Pompei sannita sarà certo prodiga verso i discendenti di quelle genti che la fondarono, restituendo testimonianze importanti della nostra storia.
 
 
 


NOTE

(1) Il testo è stato redatto da Davide Monaco e Francesco De Vincenzi. Le foto sono di Davide Monaco.

(2) Secondo A. La Regina "Saipins non è il nome osco corrispondente al latino Saepinum; l'errore, divulgato per oltre mezzo secolo dall'IGM, fa capo ad un archeologo che si era occupato marginalmente di Sepino e che riprese il nome da un'iscrizione in cui compare come aggettivo etnico. Significa esattamente "Saepinus", cioè "di Sepino", ed è una variante di "saipinaz" = sepinate, parimenti documentato. Lo scritto "Saipins", che è attestato in grafia greca e non sannitica, è confluito nell'IGM tramite un ufficiale che negli anni '50 si occupava di fotografia aerea applicata all'archeologia ...".

(3) Immagine satellitare tratta da Google Earth (2010).

(4) F. COARELLI - A. LA REGINA, "Abruzzo Molise"; Guide archeologiche Laterza. Bari 1984.

(5) L. PRATESI, "La città dissepolta"; in: Bell'Italia, n.14, giugno 1987.

(6) DE BENEDITTIS - GAGGIOTTI - MATTEINI CHIARI, Saepinum - Edizioni Enne. Campobasso 1984.

(7) Il frammento di statua onoraria è un piede che calza calcei patricii con corrigae incrociate sul collo del piede e sulla caviglia, dove sono annodate davanti, con lunghe bande ondulate ricadenti in basso; altre due bande scendono ai due lati. La suola è spessa e liscia. I calcei patricii facevano parte dell'abbigliamento di un personaggio eminente. Il reperto è esposto al Museo Sannitico di Campobasso.

(8) ... Lucius Neratius Priscus (omonimo del padre), fu un eminente giurista del suo tempo e, per queste sue capacità, entrò ben presto a far parte della cerchia dei più stretti collaboratori dell'imperatore Traiano che lo volle accanto a sé nel suo consilium principis. Stando a quanto racconta l'Historia Augusta, Traiano addirittura avrebbe conferito al giureconsulto una nomina informale a suo successore, affidandogli il governo delle province nel caso di una sua morte improvvisa (commendo tibi provincias, si quid mihi fatale contigerit) e quindi, di fatto, consegnandogli il comando dell'impero (HA, Hadr. 4, 8-10). Secondo questa versione, l'imperatore non avrebbe avuto in animo di nominare Adriano suo erede politico e non lo avrebbe adottato in punto di morte (come ci racconta invece la tradizione storiografica). Sarebbe stata piuttosto l'imperatrice Plotina che, una volta morto l'imperatore, avrebbe favorito il suo protetto Adriano, corrompendo un cortigiano affinché impersonasse l'imperatore e lo adottasse.
K. IANNANTUONO, Aristocrazia e potere. La Gens Neratia tra antico e tardoantico. - in "SANNITI. Archeologia dell'antico Sannio" Internet 2011.

(9) Il bicchiere, apodo, di forma conica, con il labbro sottolineato da una triplice costolatura orizzontale, presenta una decorazione incisa articolata su due registri separati da un motivo a rombi orizzontali a doppio contorno. In quello superiore sono raffigurati personaggi del tiaso bacchico: un Sileno camuso a cavallo, una Menade con tirso volta verso Pan che brandisce un bastone, un'altra Menade con benda e tirso, un Satiro ed altre figure, di cui una in atto di portare sulla spalla una situla.
Nel registro inferiore: una figura maschile con bastone e vaso potorio, Dioniso imberbe su pantera, un Satiro e Menadi.
Vetri incisi simili sono stati rinvenuti non lontano da Sepino anche nel santuario di Campochiaro e lungo la strada che congiunge il Molise alla Campania. Va detto che per ottenere incisioni su vetro, sia geometriche sia figurate come queste, potevano essere adoperate tre tecniche:
 
Particolare del bicchiere in vetro inciso con
scene dionisiache - IV secolo d.C.
accostare il vetro ad una ruota tagliente, utilizzare un punteruolo, oppure porre l'oggetto su di un tornio e avvicinare alla sua superficie un utensile tagliente. Officine in grado di produrre simili oggetti attive in quest'epoca erano in Egitto, a Colonia, ad Aquileia ed a Puteoli. Proprio nel centro puteolano può probabilmente essere individuata l'officina di produzione di questo bicchiere.
Altezza cm. 21,5 - Diametro cm. 16,8
Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Primo Piano, Sala LXXXVI
Bibliografia: Maiuri 1927-1928; Isings 1957, p. 128, n. 106b; LIMC, III.1, p. 548, sv. Dionysos/Bacchus, n. 92; Collezioni Museo 1989, I.1, pp. 226-227, n. 54; Museo archeologico 1994, p. 379.


 



IMMAGINI DALL'AREA ARCHEOLOGICA DI SAEPINUM
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FOTO 01

FOTO 02

FOTO 03

FOTO 04

FOTO 05

FOTO 06

FOTO 07

FOTO 08

FOTO 09

FOTO 10

FOTO 11

FOTO 12

FOTO 13

FOTO 14

FOTO 15

FOTO 16

FOTO 17

FOTO 18

FOTO 19

FOTO 20

FOTO 21

FOTO 22

FOTO 23

FOTO 24


 

 

 
Saepinum - Panoramica su Foro.
Panoramica sul Foro.
 
 
Saepinum - Panoramica verso Porta Bovianum.
Panoramica verso Porta Bovianum.
 
 
Saepinum - Panoramica dalla sommità di Porta Bovianum.
Panoramica dalla sommità di Porta Bovianum verso il Foro.
 
 
Saepinum - Panoramica delle mura.
Panoramica delle mura nell'angolo Ovest della città.
 
 
Saepinum - Panoramica delle Terme.
Panoramica da Porta Bovianum verso le Terme.
 
 
Saepinum - Panoramica su Porta Benevento.
Panoramica su Porta Benevento.
 

 

COMMENTI ALLE FOTO



FOTO 01 - Veduta del foro con, sullo sfondo, le colonne della basilica ed ancora più giù si intravede Porta Bovianum.

FOTO 02 - Le colonne dell'antica basilica ubicata ai margini del foro, all'incrocio tra il cardo ed il decumano.

FOTO 03 - Il teatro con, sulla summa cavea, gli edifici costruiti in epoca posteriore.

FOTO 04 - Particolare della summa cavea con le costruzioni costruite a ridosso del teatro.

FOTO 05 - Il mausoleo funerario di Caius Ennius Marsus, costruito appena fuori la città nei pressi di porta Beneventum, lungo il tratturo.

FOTO 06 - Area adiacente al teatro con il tetrapilo destro in primo piano.

FOTO 07 - Il tetrapilo di destra, la costruzione architettonica che permetteva il passaggio da tutti e quattro i lati, nei pressi del teatro.

FOTO 08 - Particolare del pilastro che regge gli archi del tetrapilo di destra.

FOTO 09 - Tetrapilo di accesso al teatro sul lato sinistro. La costruzione architettonica è stata, col tempo, inglobata in un fabbricato rustico.

FOTO 10 - Particolare del tetrapilo di sinistra.

FOTO 11 - Porta Tammaro, l'odierna entrata all'area archeologica che un tempo collegava la città al fiume Tammaro.

FOTO 12 - Vista dell'esterno delle mura della città in "opus reticolatum" nel tratto tra la zona del teatro e quella delle terme.

FOTO 13 - Ruderi di una delle torri posizionate sul lato nord delle mura della città, accatastati a ridosso dell'opus reticolatum.

FOTO 14 - Lato esterno di Porta Bovianum, l'entrata alla città dalla parte dell'antica capitale sannita, con l'iscrizione dedicata a Tiberio e Druso a ricordo del loro interessamento per la costruzione delle mura, delle porte e delle torri. A lato dell'iscrizione, due barbari in catene e, come chiave d'arco, una testa di Ercole.

FOTO 15 - Il decumano che da Porta Bovianum conduce al foro.

FOTO 16 - Il monumento funerario di Publius Numisio Ligure, nascosto tra due querce.

FOTO 17 - Il monumento funerario di Publius Numisio Ligure.

FOTO 18 - Il monumento funerario di Publius Numisio Ligure.

FOTO 19 - Il monumento funerario di Publius Numisio Ligure in un'immagine del 1990.

FOTO 20 - Il prospetto decorato della Fontana del Grifo con l'iscrizione posta a ricordo della munificenza di Caius Ennio Marso.

FOTO 21 - La fontana del Grifo ubicata nell'angolo sud del foro.

FOTO 22 - La casa sannitica con l'impluvium.

FOTO 23 - I segni delle basi delle colonne dei portici che accompagnavano per l'intera lunghezza il decumano, su entrambi i lati.

FOTO 24 - Gli incastri dove erano sistemate le lettere di bronzo per la dedica ad un magistrato sul lastricato del foro.

 

 

 

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