Storia dei Sanniti - Hercolaneum forse a Campochiaro?
SANNITI

 

L'AREA ARCHEOLOGICA DI

CAMPOCHIARO

 



Carta topografica del territorio comprendente Bojano e Sepino.
Evidenziati Campochiaro ed Altilia Saepinum.



I resti archeologici che documentano l'insediamento antico nel territorio di Campochiaro sono distribuiti sul versante settentrionale del Matese, tra la vetta delle Tre Torrette (mt. 1403 s.l.m.) e la pianura sottostante, nell'area delimitata dal torrente Quirino fino alla sua confluenza con il Biferno, a circa mt. 450 di altezza.
Il tratturo Pescasseroli-Candela, che segue in questo tratto il tracciato della strada che univa Bovianum con Saepinum, attraversa l'area pianeggiante e, in località Cerro Copponi, passa in prossimità di un sepolcreto mal noto e in gran parte devastato da una cava aperta per l'estrazione di pietrisco. La necropoli ha restituito materiali che ne documentano l'utilizzazione tra il VI ed il IV secolo a.C.
Al pieno VI secolo va attribuito il bucchero, di provenienza campana, rinvenuto anche nella necropoli di Pozzilli, in territorio venafrano, e nell'abitato di Castelromano, presso Isernia.
Il sepolcreto di Cerro Copponi deve essersi formato in connessione con gli insediamenti rurali circostanti. Una vasta area abitata è stata individuata, ma non ancora esplorata, in località San Martino, sulle pendici del Matese, ad est di Campochiaro, tra le quote 550 e 650, a circa un chilometro di distanza dalla necropoli. Vi sono terrazzamenti con muri in opera poligonale, resti di costruzioni affioranti e forti concentrazioni di materiale ceramico di età ellenistica.

Tra gli insediamenti sparsi nella piana di particolare interesse è quello ubicato a Selva del Campo, presso il Vivaio Forestale, lungo il percorso più diretto tra Bovianum e la zona di Vinchiaturo. Su un ripiano di mt. 85 x 80 circa, delimitato su tre lati da un muro emergente dal terreno per circa mt. 1,50, vi è il basamento di un edificio costruito con grossi blocchi di calcare. La tipologia edilizia ed i materiali sporadici che si raccolgono sul luogo suggeriscono di attribuire questi resti ad un insediamento produttivo agricolo, che raggiunse il suo maggiore sviluppo nel II secolo a.C.



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Rilievo dell'area del tempio.
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IL SANTUARIO DI ERCOLE

Un importante santuario sannitico sorgeva in località Civitella, a sud dell'attuale abitato di Campochiaro, addossato al declivio del monte e a circa mt. 800 d'altitudine. Dominava la piana attraversata dalla strada Bovianum-Saepinum, distanti rispettivamente 5 ed 8 km. Il sito deve essere identificato con la località che compare sulla "Tabula Peutingeriana" a 6 miglia da Saepinum, con il nome di Hercul(is) Rani.
Abbiamo dunque un santuario di Ercole il cui nome era seguito da un aggettivo che ci è pervenuto nella forma "Rani", forse corrotta. Potrebbe essere lo stesso epiteto della divinità che ci è noto a Sulmona nel santuario di Hercules Cannes, e in tal caso sarebbe da collegare con il nome del locale torrente Quirino, o Curino. Benché possibile, questa interpretazione non è tuttavia ancora suffragata da elementi positivi.




Gli scavi coperti del santuario.
 
Estratto dalla Tabula Peutingeriana.
In alto a destra Hercul Rani.


La documentazione archeologica dimostra che il santuario perdette ogni importanza e cadde in abbandono dopo la guerra sociale, per tutto il primo secolo d.C. Ciò è da mettere in connessione non tanto con le vicende della guerra sociale e con i danni che ne potettero derivare, quanto con la cessazione ufficiale del culto, fino a quel momento sostenuto dallo stato sannitico. Il riordinamento amministrativo del territorio, dopo la sua annessione allo stato romano, condusse al declassamento di tutti quegli insediamenti, compresi i santuari, ai quali non venne attribuita la costituzione municipale. Il culto che si praticava nel santuario, in quanto fonte di ricchezza (decime, donazioni) e oggetto di investimenti pubblici e privati per il potenziamento edilizio, dovette essere soppresso e trasferito nel municipio più vicino, a Bovianum, non diversamente da quanto avvenne per il più grande santuario di Pietrabbondante (pro fanatio dei sacra publica).


Il tempio

Panoramica degli scavi del tempio.


Una ripresa di più modeste attività appare documentata sul luogo dai materiali archeologici a partjre dal I secolo d.C., soprattutto dalla metà del secolo in poi con un particolare sviluppo nel III e nel IV secolo d.C., senza che tuttavia vi fosse alcun intervento edilizio. Ciò giustifica la registrazione del sito sugli itinerari, e in particolare della sua mutatio sulla strada Bovianum-Saepinum in coincidenza con le diramazioni trasversali. Il curioso Herculis Rani è infatti il toponimo che il luogo manteneva o con qualche modificazione aveva assunto nel I secolo d.C., senza che ciò presupponga di fatto la riorganizzazione del culto in età imperiale. In questo periodo, dunque, l'area del santuario non era più sede di un importante culto di carattere pubblico, come in epoca sannitica.


Rilievo del tempio.

Rilievo del tempio.



Il santuario occupa un'area di forma quasi triangolare, ampia circa mt. 150x125, sostenuta da un muraglione in opera poligonale che, sul lato occidentale, prosegue a monte per alcune centinaia di metri in modo da impedire ogni accesso dall'alto. Il muro che delimita il lato orientale dell'area sacra, dove si doveva trovare l'ingresso principale, è formato con grossi blocchi poligonali lavorati con tecnica raffinata e con intento di decoro monumentale. E' stato scavato uno degli ingressi, sul lato occidentale, largo mt. 3,70 e coperto in origine da una volta costruita con conci di pietra. Uno dei blocchi è contrassegnato con la lettera h dell'alfabeto osco.


Campochiaro.

Ingresso principale.


L'area triangolare delimitata dal recinto è divisa in due terrazze da uno stretto edificio a due navate che si estende per una lunghezza di oltre mt. 80, costruito in modo da raccordare con un prospetto architettonico il dislivello esistente tra la terrazza inferiore, quella orientale, e l'altra su cui si trovava il tempio. Si tratta probabilmente di un porticato costruito prima del tempio, che non ne rispetta l'orientamento. All'epoca della costruzione del tempio si dovranno attribuire forse le modifiche apportate a questo edificio per rinforzarne la stabilità. La terrazza orientale non è stata ancora scavata, mentre è stato messo in luce il basamento del tempio, sul ripiano superiore, e di alcuni edifici minori. Del tempio resta solamente la parte inferiore del basamento, che misura mt. 15,30 di larghezza e mt. 21,30 di lunghezza, a cui è da aggiungere un'ampia gradinata frontale di cui sono riconoscibili le fondazioni.




Restituzione volumetrica tridimensionale del tempio ionico di Campochiaro.


Dinanzi alla gradinata sono i resti di una piattaforma, destinata a sostenere un'ara.
Il tempio ha un orientamento a est/sud-est, fortemente vincolato da esigenze rituali. Era prostilo, probabilmente tetrastilo, di ordine ionico, con decorazioni di terracotta applicate alle trabeazioni lignee e al tetto.
All'interno del basamento, al di sotto dell'originario piano di calpestio non più conservato, sono state scoperte due strutture di estremo interesse perché connesse con i riti di fondazione e di inaugurazione del tempio.




Restituzione volumetrica tridimensionale del tempio ionico di Campochiaro.


La prima si trova al centro della cella, ed è costituita da un agglomerato di malta e pietrisco largo cm. 80 ed alto cm. 60, con una cavità riempita di cenere; sparse intorno vi erano monete di bronzo posteriori alla metà del II secolo a.C. La seconda si trova al centro del pronao e consiste in un pozzo dal diametro di circa cm. 80, con le pareti di pietra murate a secco. Le caratteristiche costruttive indicano che esso non poté avere altra utilizzazione che quella di ricettacolo di offerte, certamente in occasione dell'inaugurazione (oppure della consacrazione) e forse anche successivamente in occasioni periodiche. L'edificio si data nella seconda metà del II secolo a.C., probabilmente intorno al decennio 130-120 a.C.
Ad esso e alle altre costruzioni innalzate o trasformate nello stesso periodo, quali il grande porticato, si devono riferire numerose tegole contrassegnate con nomi di magistrati, perché prodotte da officine pubbliche, che dimostrano come gli interventi edilizi fossero attuati a spese dello stato sannitico.
Il tempio insiste su un'area occupata precedentemente da altri edifici, di cui sono stati scoperti pochi resti. L'angolo nord-occidentale si sovrappone infatti a un portico, forse del III secolo a.C. che seguiva l'orientamento del muro occidentale del santuario.
Se ne conosce l'ampiezza, di circa tre metri; del colonnato restano 4 basi con interasse di tre metri.
Dietro il tempio vi è un altro edificio minore (mt. 3,80x6,70 circa) di datazione incerta, ma comunque posteriore al portico, che venne infatti manomesso per innalzare la nuova costruzione. Privo di fondazioni e accostato al tempio, questo edificio non poteva svilupparsi molto in elevato. Al suo interno si sono trovati, raccolti in una fossa, materiali del III e del II secolo a.C.
 
Antefissa con Ercole ed il leone nemeo.
Oggetti del tutto simili, ma in quantità maggiore, con presenza di frammenti architettonici, si sono rinvenuti in una fossa quadrangolare scavata nella breccia e rivestita di muri a secco presso il lato settentrionale del tempio. In ambedue i casi si tratta di materiale di pertinenza sacra, radunato e sepolto in occasione del nuovo assetto edilizio del santuario nella seconda metà del II secolo a.C.
Carattere molto diverso ha invece una deposizione di vasellame acromo e a vernice nera avvenuta intorno agli anni 250-225 a.C, in una fossa scavata nella ghiaia. Abbiamo in questo caso pochi tipi di vasi (contenitori di bevande e coppe) presenti in un elevato numero di esemplari, che costituiscono gli avanzi di una determinata cerimonia rituale celebrata da molte persone.
Tra i materiali rinvenuti nel santuario vi sono alcuni frammenti di statuette di Ercole e due frammenti di iscrizioni osche. Una di queste, per quanto mal ridotta, consente di riconoscere la dedica di una statua, "segunum", da parte di un personaggio, ùv(is) s[], in cui si può forse individuare il nome di Ovio Staio.


Per la dedica a HEREKLUI AISERNIUI vedere la pagina dedicata.

Sul santuario sannitico di Campochiaro consultare anche: Analisi archeosismologiche nel santuario di Ercole di Campochiaro (CB). Evidenze di un terremoto distruttivo sconosciuto ed implicazioni sismotettoniche - a cura di Paolo Galli, Fabrizio Galadini e Stefania Capini (nella sezione Aggiornamenti, Studi e Ricerche).


Dioscuri di Campochiaro

Lastrina di argento ricoperta da foglia d'oro, ritrovata nell'area sacra, a sud-ovest del tempio. Lo schema principale raffigura, su di una linea di base, i Dioscuri, nudi, simmetricamente affiancati presso i loro cavalli. La scena è inquadrata sia in alto che in basso da una medesima decorazione costituita da una serie di teste volte alternamente a destra ed a sinistra, intercalate da elementi di non chiara comprensione. Sopra e sotto vi sono una serie di perline accostate.





LE FORTIFICAZIONI

I resti di fortificazioni sannitiche esistenti nel territorio di Campochiaro fanno parte del sistema difensivo di Bovianum e di Saepinum, e svolgevano soprattutto la funzione di controllo, di avvistamento e di segnalazione sulla via di penetrazione dalla Campania nel Sannio attraverso i monti del Matese. Da questa parte dovettero infatti giungere più volte gli eserciti romani durante le Guerre Sannitiche.
La postazione più importante si trova a sud del santuario e a est della vetta delle Tre Torrette (m 1403). Si estende per oltre 370 metri con un grosso muro in opera poligonale, in modo da bloccare il passaggio tra le quote 1296 e 1375. Lo sbarramento è rinforzato con quattro torri quadrangolari, di cui una presso la quota più bassa e le altre, ravvicinate tra loro, nella parte più alta. La torre inferiore misura mt. 7,00 x 5,80 di lato; le altre sono di grandezze simili.
Una funzione di diretto controllo della strada proveniente dal monte doveva svolgere anche l'area fortificata ubicata tra le quote 600 e 625, ad ovest dell'abitato di Guardiaregia.


Testo tratto da: F. COARELLI e A. LA REGINA - Abruzzo e Molise - Guide archeo Laterza - Bari 1984
I disegni sono di Benito Di Marco. Le foto e le restituzioni tridimensionali sono di Davide Monaco.



 

 

IMMAGINI DALL'AREA ARCHEOLOGICA DI CAMPOCHIARO
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Ingresso principale.
Campochiaro
Ingresso principale.
Campochiaro
Ingresso principale.

 

Campochiaro.
Scalinata del tempio.
Campochiaro
Basamento del tempio.
Campochiaro
Lato est del tempio.

 

Campochiaro.
Cella con volta a botte.
Campochiaro.
Strutture ad est del tempio.
Campochiaro.
Strutture ad est del tempio.

 

Campochiaro.
Strutture ad est del tempio.

 

 

L'area archeologica di San Giovanni in Galdo Studi e Ricerche I templi di Schiavi d'Abruzzo

Storia dei Sanniti e del Sannio - Tempio sannitico di Campochiaro - Davide Monaco

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