Storia dei Sanniti - La terza guerra sannitica.
SANNITI

 

LA TERZA GUERRA SANNITICA (Seconda Parte)

Rifugiatisi tra le loro montagne, i Sanniti dopo Sentino si riorganizzarono per ammortizzare l'inevitabile scontro con gli eserciti di Roma che, in modo inesorabile, sarebbero arrivati per soggiogarli e conquistare l'intero loro territorio.
Roma stava preparando contro i Sanniti le manovre e le azioni per arrivare ad una soluzione finale e definitiva.
Fino alla fine del 294 a.C. i Sanniti, sempre arroccati tra le loro montagne, cercarono di spezzare quella morsa che i Romani avevano rafforzato per controllare, questa volta in modo meticoloso, il territorio del Sannio. Diverse e repentine furono le incursioni sannite nelle terre dei Falerni e degli Aurunci.
La II e IV Legione romana, comandate dal console Volumnio Flamma che si era tenuto fuori dalla battaglia di Sentinum ed a guardia del territorio a sud del Lazio, ebbero scontri cruenti con le schiere sannite tanto che solo con l'aiuto delle legioni di Appio Claudio Cieco, rimpinguate con nuove leve, riuscirono ad evitare una catastrofica disfatta.
Oltre ad impegnarsi in opere di conte-nimento nei territori confinanti con il Sannio, i Romani si prodigarono ad annientare le forze ribelli degli Etruschi e degli Umbri che ancora imperversavano nelle rispettive aree di provenienza, chiudendo quel corridoio attraverso cui si erano stabilite le relazioni di alleanza tra i vari popoli italici. I Sanniti, consapevoli dell'imminente invasione romana dei loro territori, impegnarono tutte le loro forze per difendere dall'assalto finale le loro ultime roccaforti.
  La battaglia di Aquilonia

La battaglia di Aquilonia (1).
Prepararono ed organizzarono la dura lotta di posizione mobilitando tutti gli uomini a loro disposizione ed equipaggiarono con nuove "fulgide" armi un corpo speciale di guerrieri, la Legio Linteata. Costituita da guerrieri vincolati da un giuramento sacro, questa legione aveva il compito di difendere quei baluardi fortificati sorti a contrastare gli eserciti consolari che si apprestavano a penetrare quel Sannio ancora libero.
Altri gruppi di guerrieri operarono nelle zone di confine e, in rapporto alle uccisioni che avvennero in quel periodo direttamente negli accampamenti delle truppe consolari romane poste a controllo del territorio del fiume Liri, dovettero essere nella possibilità di compiere sorprendenti azioni rapide e molto cruenti.
Nel 293 a.C. i Romani riuscirono nel loro intento di soggiogare tutte quelle popolazioni schieratesi con i Sanniti contro di loro durante la "Guerra delle Nazioni", potendo così organizzare, con tutte le loro forze, l'assalto finale al Sannio.


LA BATTAGLIA DI AQUILONIA

Concordate le linee base dell'azione, il grosso delle forze romane si mosse alla volta del Sannio, sia partendo dalla valle del medio Liri, avendo la loro base ad Intermna Lirenas, sia da Teanum Sidicinum, nella Campania Settentrionale. Le roccaforti sannite di Cominium ed Aquilonia erano l'obiettivo principale, le difese occidentali nell'area di Aesernia dove si era organizzato il grosso della Legio Linteata.
Allo stato attuale delle ricerche, non è possibile individuare l'ubicazione di queste fortezze sul territorio del Sannio ma, in relazione alle basi di partenza degli eserciti consolari, si presume che dovessero trovarsi nel Sannio nordoccidentale.
Il console Spurio Carvilio Massimo, muovendo da Interamna Lirenas verso nord lungo il fiume Rapido oltrepassò Casinum, invase e saccheggiò la città sannita di Amiternum, devastò la zona di Atina e si fermò nei pressi delle mura di Cominium. Contemporaneamente l'altro console Papirio Cursore, figlio dell'omonimo console che combattè i Sanniti vent'anni prima, mosse dalla Campania settentrionale e oltrepassando il massiccio del Matese, devastò e saccheggiò Duronia e pose in assedio Aquilonia.


La battaglia di Aquilonia

Ipotesi sullo svolgimento della battaglia di Aquilonia (293 a.C.)
I puntini blu indicano il tragitto percorso da Spurio Carvilio Massimo,
quelli rossi indicano il tragitto di Lucio Papirio Cursore mentre quelli
gialli indicano il percorso dei Sanniti rifugiatisi a Bovianum.

Avendo così accuratamente sincronizzato le loro azioni, i due consoli si trovarono a circa trenta chilometri l'uno dall'altro, mantenendosi in contatto con messaggeri. Così decisero di attaccare lo stesso giorno, sia contro Cominium che contro Aquilonia. L'esercito di Papirio Cursore si scontrò con le difese imbastite dalla Legio Linteata schierata ad Aquilonia, mentre Carvilio Massimo impegnò a fondo le sue truppe per espugnare Cominium. Purtroppo gli storici romani non hanno tramandato il nome dei comandanti sanniti, soffermandosi più su aspetti non molto significativi che però concorsero, all'epoca delle redazioni degli annali, ad accrescere la fama delle famiglie dell'Urbe i cui componenti parteciparono a queste violente battaglie. La superiorità numerica dei Romani, unita alle informazioni che i disertori fornirono ai consoli, portò i Sanniti alla disfatta ed all'annientamento della loro Legio Linteata.
I combattimenti furono così cruenti che si protrassero per l'intera giornata fino a tarda notte. Alla fine, espugnate ambedue le roccaforti, si contarono più di cinquantamila morti lasciati sul campo. I guerrieri superstiti della Legio Linteata trovarono rifugio a Bovianum, dove organizzarono un estremo tentativo di difesa.

Cavalleria romana

Cavalleria romana in battaglia (IV-III secolo a.C.)(2)

Quella romana fu una grande vittoria, da cui tanta gloria derivò ai consoli tanto da rendere i loro nomi ricordati dalle generazioni successive. La razzia effettuata nelle città sannitiche espugnate fu tale da permettere a Spurio Carvilio Massimo di erigere, sul Campidoglio, una statua di bronzo raffigurante Giove tanto imponente da essere visibile fin dai Colli Albani. Fu un successo tanto decisivo quanto celebrato. L'aver espugnato il sistema di fortificazioni della regione di Aesernia significò l'aver annientato le difese del più cruciale dei confini del Sannio. I consoli decisero di sfruttare così la situazione.
Rimpinguate le schiere con nuovi rinforzi, Papirio Cursore si spinse nella valle dei Pentri (l'area alle falde orientali del Matese, attraversata dal tragitto del tratturo Pescasseroli - Candela) dove, in un attacco particolarmente cruento, riuscì a conquistare la roccaforte di Saepinum. Le truppe di Carvilio Massimo si spinsero nel Sannio settentrionale procedendo ad un'azione sistematica di assoggettamento, conquistando Velia, Palumbinum ed Herculaneum, le roccaforti a guardia del territorio di Aufidena. Le azioni degli eserciti romani si conclusero con l'arrivo dell'inverno.


LA MORTE DI GAVIO PONZIO

Solo con l'inizio della primavera del 292 a.C. ripresero le attività belliche contro le popolazioni sannitiche, ma non senza difficoltà. Il console Fabio Gurgite, impegnato contro i Caudini, trovò una dura resistenza da parte delle schiere sannite comandate da Gavio Ponzio e solo l'intervento di Quinto Fabio Rulliano evitò la sopraffazione e l'uccisione dello stesso Gurgite. Durante il sanguinoso scontro, i Sanniti
Guerriero sannita

Guerriero sannita (IV-III secolo a.C.)(3)
 
non riuscirono a respingere le rimpinguate schiere dei guerrieri romani organizzati e comandati da ben due consoli che, con netta superiorità di forze, apportarono ai nemici gravi perdite. Nell'impeto della battaglia il comandante Gavio Ponzio cadde prigioniero e venne subito tradotto a Roma dove, dopo un breve periodo di detenzione, fu giustiziato mediante decapitazione nel Foro dell'Urbe.
Nel 291 a.C. si strinse il cerchio attorno alle superstiti comunità sannite. Due eserciti consolari penetrarono nel Sannio e, mentre le schiere di Fabio Gurgite sottomisero le stremate ed impaurite popolazioni nell'area dell'ormai distrutta roccaforte di Saepinum nel territorio del Matese meridionale, conquistando ed occupando anche Cominium
Ocritum, l'altro console Postumio Megello, muovendodall'Apulia, assoggettò le popolazioni irpine conquistando tutte le loro roccaforti ed anche la potente Venusia dove, in breve tempo, venne insediata la più grande colonia latina di cui si ha ricordo. L'anno successivo furono inviati nel Sannio i consoli Manlio Curio Dentato e l'antenato di Silla, Publio Cornelio Rufino.
Con quattro legioni eliminarono tutti i tentativi di ribellione e resistenza ancora attivi nel territorio, causando molteplici sofferenze alla popolazione falcidiata ed ormai stremata. Come scrisse Tacito riguardo alla conquista romana della Germania pochi secoli dopo, "ne fecero il deserto e lo chiamarono pace".
Nel 290 a.C. si concluse la terza Guerra Sannitica con la stipula di un nuovo trattato tra i sopravvissuti che ancora si identificavano in una Lega Sannitica e Roma, con il drastico ridimensionamento dell'intero territorio del Sannio.

 

La terza Guerra Sannitica (Terza Parte)

 

 

NOTE

(1) Incisione del Salvioni tratta dal libro di Pasquale Albino "Ricordi storici e monumentali del Sannio Pentro e della Frentania" - Campobasso Tip. De Nigris 1879

(2) Disegno della Zvezda Reproductions.

(3) Busto scultoreo di "Guerriero sannita" durante le Guerre Sannitiche della Ares Mythologic. Scolpito da Phillip Damont e dipinto da Jose Palomares.

 

 

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Storia dei Sanniti e del Sannio - Davide Monaco - Isernia
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