Gli stati tribali sanniti furono l'evoluzione di società pastorizie e contadine che dall'alba dei tempi abitavano la penisola italica. Il popolo del Sannio non era organizzato in governi municipali o città stato. Non esisteva un agglomerato urbano che fosse posto a capo della nazione come lo era Roma per i Romani. L'unità politica e amministrativa dei Sanniti era il Touto, un'entità che aveva carattere corporativo ed era più vasto del concetto romano di civitas. Il "Touto" rappresentava una moltitudine di individui che si riconoscevano discendenti e quindi appartenenti ad uno specifico nucleo di "sacrati" a cui si poteva far risalire le origini comuni, aveva organi democratici che legiferavano e che imponevano tali leggi attraverso un capillare controllo del territorio. |
I Sanniti "vivevano" il territorio, ne erano parte integrante, lo utilizzavano per il proprio sostentamento, non si limitavano a preferirne un'unica e determinata zona dove edificare una moltitudine di abitazioni per vivere tutti insieme a stretto contatto di gomito. Infatti della città intesa come quella greca, dalla caratteristica individuale e predominante, non vi è traccia tra i Sanniti. Il concetto di città-stato, con il suo territorio incluso nel centro urbano, era estraneo ad essi, concependo un'idea più vasta e meno restrittiva di unità minima governabile, cioè un intero territorio con più agglomerati urbani dove trattare gli affari sociali ed economici della tribù ma nessun singolo insediamento aveva carattere predominante sull'altro. Ciò era dovuto essenzialmente alla loro forma di governo di tipo "federale", adatto all'utilizzo di più forme amministrative adeguate alle esigenze dei diversi "Touti" che componevano lo stato sannitico e che rispondevano a loro volta ad un'entità governativa superiore eletta nell'assemblea di tutti i "Touti", una sorta di "direzione esecutiva". | |  Elmo sannitico da Pietrabbondante. IV secolo a.C |
Alcune eccezioni a questa filosofia politica sono riscontrabili "...solo per quella sezione del mondo osco che si protende sul versante tirrenico, ove esistevano, appunto, (pseudo) città-stato; non, però, per il mondo osco appenninico o adriatico, ove l'unità politica s'identificava con quella etnica e l'eventuale esistenza di una capitale politica o di un centro religioso non comportava comunque la presenza di un meddix urbano, si che giustamente Livio, per esempio, parla da un lato di "praetor Campanus" (23,7,8) il meddix della città-stato di Capua, dall'altro di "praetor Marrucinorum", il meddix del popolo dei Marrucini, e non già di un "praetor Teatinus", quantunque Chieti fosse il maggior centro di quel territorio" (1). Si deve ad Adriano La Regina la ricostruzione dell'organizzazione del popolamento e delle forme di occupazione dei territori sannitici mediante gli studi e le ricerche condotte dal 1970 che portarono alla definizione del sistema "paganico-vicano" cioè per villaggi sparsi. La forma di insediamento tipica delle aree sannitiche era costituita da un ambito territoriale, il pagus, pertinente ad una comunità e dotato di strutture diffuse con funzioni differenziate, singole o variamente aggregate. Il modello urbano restava quindi sostanzialmente estraneo a tale contesto e la sua affermazione appare strettamente collegata alle forme ed ai modi della penetrazione romana nel Sannio. Quindi l'unità politica al di sotto del Touto era il "pagus", una sottounità amministrativa che non era una città ma un distretto di estensione variabile che poteva a sua volta includere centri abitati. Aesernia, che faceva parte del Touto dei Pentri ed era uno dei principali insediamenti sannitici, sorto in un luogo dove confluivano importanti direttrici viarie, dovette sicuramente ricoprire il ruolo di "pagus". Infatti è stato individuato intorno ad essa, in un raggio di 10 km., un circolo di fortificazioni costituite da insediamenti non ad uso abitativo ma a carattere difensivo e di avvistamento, muniti di mura poligonali. Esso rappresentava proprio il limite del "pagus Aeserniensis". |
 | | Gli insediamenti ubicati in pianura o in zone pedemontane erano chiamati vicus e svolgevano una funzione più specificatamente economica, in quanto unità produttive (a carattere pastorale, agricolo e artigianale) o centri di scambi commerciali. Alcune volte erano fortificati, cioè muniti di spesse mura perimetrali con torri e porte vigilate. Quelli delle zone montagnose, cioè edificati in altura, erano chiamati oppidum ed erano sempre fortificati, cinti cioè da spesse mura poligonali. Prendendo come esempio il "pagus Aeserniensis", potremmo affermare che Aesernia era il "vicus" dove risiedevano più abitanti ma il territorio del "pagus" era disseminato di "vici" minori e fattorie. Ai limiti del pagus erano posti alcuni "oppida" che svolgevano la funzione di controllo. Tra i "vici" minori forse ve n'era uno che, per la sua particolare ubicazione (prossimità di acque solfuree o sorgenti o qualcos'altro) era sede di un'area sacra e quindi comprendeva importanti edifici di culto. Ciò significa che nel "vicus" più grande non sempre venivano accentrate tutte le funzioni sia politiche che religiose. |
Il sistema "paganico-vicano" comportava un meticoloso controllo del territorio adatto ad offrire ai propri componenti un alto livello di sicurezza sociale, un controllo che veniva eseguito da una entità governativa con funzioni direttive che imponeva le leggi del "touto" ma anche quelle "federali". Un diverso sistema di governo oppure una flebile attività di controllo non sarebbe stata all'altezza di mandare avaniti un sistema tanto calibrato. I Sanniti erano una popolazione che, prima delle guerre contro Roma, vivevano in vicus di pianura o di mezzacosta quasi mai protetti da palizzate o mura, alcuni con "arx" - l'area sacra - posta in un luogo che sovrastava l'abitato. Alla seconda metà del IV secolo a.C. è databile, invece, tutto il sistema difensivo, formato da fortificazioni protette da possenti mura in opera poligonale, esistente nel territorio del Sannio, in particolare nell'area settentrionale. Questa nuova fase edificatoria avvenne proprio in concomitanza con lo svolgersi delle guerre sannitiche, un vero e proprio arroccamento dovuto ai cruenti scontri contro Roma. |
 Cinta muraria di III maniera a difesa di Casinum. | |  Ruderi della cinta muraria di II maniera a Terravecchia di Saepinum. |
Di solito queste fortezze, con mura alte diversi metri e spesse mediamente più di un metro, cingevano la cima di montagne già di per se difficili da salire. Le mura, costruite in opera poligonale, cioè formate da enormi massi lavorati per essere giunti gli uni agli altri sia in senso orizzontale che verticale (le diverse "maniere" sono state classificate da Giuseppe Lugli - vedi pagina della bibliografia), raggiungevano in alcuni casi i sei o sette chilometri di lunghezza. L'area all'interno di questi luoghi fortificati non era sempre abitatata, cioè non ospitava quasi mai una popolazione stabile, ma spesso era adibita al solo ricovero delle genti, delle merci ed in particolar modo degli armenti, cioè la prima cosa che veniva ad essere requisita dagli eserciti romani per sfamare le proprie truppe. In questo modo i Sanniti, oltre a custodire il fulcro dell'economia dell'epoca, toglievano ai nemici il metodo sicuro per procurarsi un facile sostentamento. Né i vici né gli oppida avevano vita politica a se stante, dipendendo sempre dall'organizzazione territoriale del pagus di appartenenza. |
Il pagus era quindi un distretto semidipendente al cui interno si svolgeva la vita sociale, il lavoro e si praticava il culto degli dei. Attraverso di esso avveniva il reclutamento militare ed i suoi membri si riunivano in assemblea dove approvavano leggi locali ed eleggevano i propri rappresentanti nel consiglio del Touto. Durante l'epoca della loro storia, i Sanniti annoverarono quattro Touti fondamentali, quello dei Pentri, dei Carricini, degli Irpini e dei Caudini, ed in seguito furono ampliati con l'annessione dei Frentani. | |  Porta e mura ciclopiche di un centro fortificato. |
Ciascun Touto aveva una località sacra, che fungeva da centro amministrativo dove si tenevano le adunanze sia relegiose sia politiche ma che non aveva le funzioni di capitale. Per i Pentri era Bovianum Vetus, l'attuale Pietrabbondante, per i Carricini era Cluviae, per i Caudini era Caudium e per gli Irpini era Malies o Maloenton (chiamata Malventum dai Romani che, in seguito, la rinominarono Beneventum). |
 Anfora sannita di produz. campana del "Pittore di Caivano" - IV Secolo a.C. | | Quindi ogni Touto, dove esisteva un consiglio ed un'assemblea, era una repubblica, non un regno. Forse c'era stato un tempo in cui anche i Sanniti, al pari dei Romani e di altri popoli dell'Italia arcaica avevano avuto un re, ma se così fosse stato, doveva essere avvenuto in un'epoca tanto remota da permettere loro di dimenticarne persino il titolo: un termine che significhi "RE" non esiste nella lingua osca. In tempi storici, è certo che i Sanniti condividevano tutti l'avversione per la monarchia. Lo stato Sannita non era solo repubblicano ma era anche democratico. Oltre ad eleggerli, i Sanniti criticavano apertamente e pubblicamente i loro magistrati, discutevano in assemblee pubbliche con le massime cariche amministrative in luoghi appositamente preparati per le riunioni politiche. Almeno fino a quando il contatto con i Romani non incise sulle tradizioni sannite, non esistevano famiglie tanto potenti da influenzare il voto politico nel Sannio: la ricchezza non bastava a valutare un uomo. Quando Livio scrive di vir nobilis potensque, descrive una persona eccelsa nella vita politica sannita per valore militare e diplomatico, uomini che avevano dunque un prestigio personale derivato anche dalla nobiltà di stirpe guadagnata sul campo dai padri e dai padri dei padri ma che comunque avevano dato buona prova di se nelle attitudini politiche e di comando. I Sanniti erano un popolo risoluto e mal sopportavano che a capo di loro ci fossero persone che avessero ottenuto alte cariche statali diversamente dal prestigio guadagnato. |
A capo del Touto era posto il Meddix Tuticus, eletto democraticamente, che aveva la carica equivalente a quella di Magistratus o Console per i Romani. Ad affiancare l'operato di questa figura suprema vi erano una serie di funzionari minori. Tra questi il Meddix Minor, una specie di "quaestor" romano, che era posto a capo dei singoli pagi, ed il Meddix Aticus, che soprintendeva all'amministrazione di tutte le entrate fiscali. Carica simile per peso amministrativo a quella del Meddix era il Kenzsur, da cui i Romani fecero derivare la loro carica di Censor. |
I GUARDIANI DELLA PORTA
Un'istituzione sociale sannitica, che doveva svolgere funzioni sia governative che militari, era la VEREHIA o Verreia che, sul finire del V secolo a.C., si riconosceva in una organizzazione per la gioventù, simile alla juventus romana. I giovani sarebbero stati i Guardiani della Porta, dato che in osco il termine "vero" corrisponde al latino "porta". Tale istituzione serviva a formare i giovani sanniti alla vita militare, alle arti equestri ed all'uso delle armi. Con il passare del tempo questa istituzione si identificò con una sorte di "compagnia di ventura" quasi ad individuare un gruppo di partecipanti che, sin da giovani, avrebbero insieme salito tutti i gradini della formazione militare tanto da dare vita ad una sorta di manipolo armato ben distinguibie da altri. Intorno al I secolo a.C. il termine perse la connotazione militare per individuare un gruppo di persone che si occupava del bene della propria gente e della città in cui vivevano. |
LA LEGA SANNITICA
Alla fine del IV secolo a.C. ed agli inizi del III i Sanniti dovettero fronteggiare la seria minaccia dei Romani. I Touti originali che formavano il popolo sannita si unirono con le popolazioni osche limitrofe in un'organizzazione chiamata Lega Sannitica. Era un'entità governativa e militare solidamente unita e cementata, oltre da forti vincoli religiosi, anche dalla ferma determinazione di tener testa a Roma fino alla fine. Né Roma riuscì ad aizzare un Touto contro l'altro, nel suo classico modo del Dividi et Impera. Attrasse dalla propria parte i Campani, gli Apuli e perfino i Lucani, ma non potè convincere uno solo dei "Touti" fondamentali a schierarsi al suo fianco contro gli altri. | |  Denario sannitico del Bellum Sociale - 89 a.C. |
Questa associazione tra le varie popolazioni sannite era una vera e propria confederazione il cui fine principale era quello di costituire una garanzia stabile in caso di guerra e di imprese da sostenere in comune. La Lega aveva un consiglio, formato dai Meddix Tuticus dei vari Touti affiliati, che decideva sulle strategie da adottare. Le loro riunioni avvenivano nelle città sacre di ogni Touto a turno, ma sicuramente avevano luogo solo quando bisognava fronteggiare una seria minaccia comune a tutti i Sanniti, cose che del resto, nell'Italia del IV secolo, erano abbastanza frequenti. Quando si profilava un intervento armato della Lega, i Sanniti eleggevano un comandante in capo, scelto tra i Meddix del consiglio. Non siamo in grado, però, di capire come questa alleanza tra i Touti abbia funzionato nel corso dei vari conflitti cui hanno partecipato i Sanniti. Possiamo solo supporre che un originario accordo tra i Touti dovette essere stato stipulato già nel V secolo a.C. (423 per la precisione) quando, insieme a gente natia di origine osca, i Sanniti riuscirono ad espugnare agli Etruschi la città-fortezza di Capua e posero sotto il loro controllo le città di Nola, Nuceria, Pompei e Stabiae e l'intera pianura campana ed in seguito quando combatterono contro i Greci per la conquista di Cuma ed il controllo di gran parte della costa tirrenica in Campania (421). Sicuramente con la Lega affrontarono tutto il periodo epico delle Guerre Sannitiche e, possiamo supporre, organizzarono la successiva campagna militare contro Roma come alleati di Pirro (un decennio più tardi), ma la Lega non fu presente nella guerra contro Annibale alla fine del III secolo, episodio che divise i Sanniti. Non abbiamo testimonianze certe della sua esistenza come alleanza militare neanche durante il "Bellum Sociale" tra Roma e gli alleati italici dell'inizio del I secolo a.C. |
NOTE
(1) E. Campanile "Per la semantica di osco meddís" in "La tavola di Agnone nel contesto italico - Lingua, storia, archeologia dei Sanniti" - Convegno di studio - Agnone 13-15 Aprile 1994. Si veda anche la pagina dedicata al Meddix Tuticus. |
 | I Sanniti e del Sannio - Il governo dei Sanniti - Davide Monaco - Isernia 2003 | 
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