SANNITI

 

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VETUS ET UNDECUMANORUM
LA QUESTIONE DELLE DUE BOVIANUM
Seconda Parte

Tornando agli scritti liviani, si evidenzia una certa difficoltà nel seguire le descrizioni degli avvenimenti succedutisi durante le Guerre Sannitiche proprio a causa della poca conoscenza che abbiamo del Sannio ed in particolar modo la difficoltà diventa maggiore quando si tenta di capire come un esercito consolare diretto in una regione sannita, individuata da precise denominazioni citate dallo storico padovano, si trovi invece a combattere nei pressi di un centro fortificato ubicato dalla parte opposta, secondo le attuali conoscenze del territorio. Tale difficoltà si evidenzia proprio in quei casi in cui viene ad essere menzionata la città di Bovianum che noi identifichiamo con l'odierna Bojano, che l'annalista romano descrive come la città di gran lunga più ricca e più fornita di armi e di uomini, considerandola la capitale dei Sanniti Pentri.

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Bojano - Panorama dalla Civita
 

Alla luce delle odierne acquisi-zioni storiche, siano esse di derivazione archeologica o letteraria, è diventata plausibile l'ipotesi dell'esistenza di due Bovianum presso le quali indistintamente Livio ambienta le narrazioni degli avvenimenti bellici. Ma l'interpretazione topografica degli scritti sembra indirizzare gli avvenimenti verso una precisa regione del Sannio e con l'esempio di alcuni passi è possibile evidenziarla.
Nel libro IX al capitolo 31, Livio descrive come il console Giunio Bruto dopo aver espugnato Cluviae nel 311 a.C., condusse

l'esercito vittorioso a Bovianum e, dopo aver espugnato anch'essa, raccolse il bottino concedendolo generosamente ai soldati.
Analizzando il raggio d'azione del console romano e considerando Bovianum come l'attuale Bojano, si evince che dopo Cluviae, nei pressi dell'attuale Casoli in provincia di Chieti, egli attraversa l'intero Sannio, Pietrabbondante compresa, per arrivare in un luogo distante, in linea d'aria, più di 90 chilometri. Se invece considerassimo Pietrabbondante come la Bovianum espugnata, essa si troverebbe sul percorso di rientro del Console romano ed i chilometri si ridurrebbero a poco più di quaranta.
Nel proseguo delle narrazioni liviane, al libro X nel capitolo 12, troviamo che il console Cneo Fulvio, nell'anno 297 a.C., combattè presso le mura di Bovianum e la espugnò. Dopo aver razziato la città si diresse verso Aufidena alla quale toccò la stessa sorte. Anche in questo caso, considerando l'attuale Bojano, un console romano con il suo esercito espugna prima una città posta ai limiti meridionali del Sannio Pentro per poi dirigersi esattamente ai limiti settentrionali dello stesso territorio.
Forse è più logico supporre che il console Cneo Fulvio espugnò la Bovianum di Pietrabbondante e raggiunse Aufidena seguendo il percorso tratturale Lucera-Castel di Sangro in direzione nord-ovest. Infatti dopo pochi chilometri sarebbe giunto proprio sotto le sue mura.
Il fatto che non si menzioni Aquilonia nelle incursioni dei Romani in quegl'anni potrebbe dipendere dal fatto che la fortezza sannita ancora non era stata edificata oppure il luogo assolveva ad altre funzioni, come quella di area sacra. Comunque gli episodi riportati possono essersi realmente svolti anche considerando l'ubicazione di Bovianum ai piedi del massiccio del Matese e facendo percorrere agli eserciti consolari il Sannio in lungo ed in largo. Ma alla luce delle attuali conoscenze storiche possiamo introdurre una nota di dubbio.

Un altro passo di Livio (IX, 44) descrive le incursioni da parte dei Sanniti nell'anno 305 a C. nel campo Stellate che apparteneva all'agro campano.

A causa di ciò due consoli furono inviati nel Sannio: direttisi in regioni diverse, Lucio Postumio a Tifernum, Tito Minucio a Bovianum, si combattè prima nei pressi di Tifernum sotto il comando di Postumio...
Nella battaglia fu fatto prigioniero il capitano dei Sanniti Stazio Gellio.
Anche la città di Bovianum, il cui assedio iniziò il giorno seguente a quello di Tifernum, fu in breve tempo conquistata.
Alcuni storici affermano che il console Minucio morì in battaglia.
Quell'anno vennero riprese ai Sanniti Sora, Arpinum e Cesennia; sul Campidoglio fu eretta e consacrata una grande statua di Ercole.


Analizziamo ora quanto narrato da Livio.
Il fatto che vengano menzionate le città di Sora ed Arpinum indica chiaramente che almeno parte degli avvenimenti descritti furono condotti nell'area settentrionale del Sannio.
La città di Cesennia viene citata per la prima ed ultima volta in concomitanza proprio di questi avvenimenti ma, considerando la probabile ubicazione di questa nelle vicinanze delle prime due città, appare apprezzabile l'ipotesi che la denominazione possa essere una storpiatura del nome Aesernia, tra l'altro ubicata sulla strada di penetrazione nel Sannio a partire da Sora, cioè quella "via Romana" che si snoda ai limiti delle Mainarde.
La città di Aesernia era all'epoca dei consoli Postumio e Minucio ancora sannita e forse, quando Livio accenna alla razzia condotta dai Sanniti nell'ager Aeserniensis molto tempo dopo, la descrive sapendo che Aesernia, espugnata dai due consoli, era rimasta sotto controllo romano fino al termine delle Guerre Sannitiche.
Il fatto che Livio non menzioni Aesernia nel racconto degli avvenimenti succedutisi negli ultimi anni di guerra, indica l'esclusione ormai della fortezza pentra dai territori controllati dai Sanniti. Per questo motivo è da supporre che la maggior parte degli ultimi avvenimenti narrati sono accaduti nelle zone interne e montagnose del Sannio, forse proprio nelle aree dell'attuale alto Molise e del Matese.

 Schiniere
Schiniere
Pietrabbondante
IV secolo a.C.

Ma la cosa importante che Livio afferma è che le città di Tifernum e Bovianum si trovavano in zone opposte del Sannio. A questo proposito si consideri che l'antico nome del massiccio del Matese, il monte sacro dei Sanniti, era Tifernus e che tale denominazione individuava anche il corso d'acqua che nasce alle sue falde, attualmente chiamato Biferno. E' difficile ora immaginare che la città di Tifernum venisse ubicata in un luogo diverso dall'area del Matese, come ancora oggi si pretende di fare, e che quindi una città con tale nome possa essere stata fondata dai Sanniti all'altro capo del Sannio. Ma nel luogo dove sarebbe stato più idoneo trovare Tifernum vi è la città di Bovianum ed a questo punto il ragionamento diventa più complicato.
E' possibile che la Bovianum citata in questa vicenda non sia la Bovianum alle falde del Matese?
Oppure è possibile che Livio non distingua le due Bovianum quando, nei suoi "annales" racconta le vicende delle guerre tra Sanniti e Romani?
Questa è una delle ipotesi che più facilmente viene ad essere pronunciata quando si tenta di seguire, sul territorio, le vicende narrate. L'unico dubbio posto da qualcuno è che forse, le due Bovianum, siano state conseguenti nel tempo, quindi l'una è stata costruita quando l'altra venne distrutta, cioè si ipotizza che l'attuale Bojano possa essere stata edificata alle falde dell'odierna Civita ed abbia preso il nome di "Bovianum" solo dopo la distruzione, da parte dei Romani, della "Bovianum Vetus", cioé Pietrabbondante.
Ma sappiamo che ciò non può essere vero perchè ambedue gli insediamenti sono attestabili sul territorio in un periodo antecedente le guerre contro Roma. Gli scavi archeologici poi, hanno confermato anche uno sviluppo edilizio conseguente alla conquista del Sannio in ambedue i siti (6).
Bojano, ultimamente, ha restituito testimonianze romane di urbanizzazione che attestano l'importanza che questa cittadina ebbe nell'epoca romana e, sulla Civita, sondaggi archeologici hanno rivelato come l'area sia stata adibita solo a "sacrarium" da sempre, con nuovi interventi post bellici.
Pietrabbondante invece, dopo la distruzione romana, continuò le sue funzioni solo di area sacra sannita e per questo motivo subì forse un'evoluzione urbana più lenta e successiva di molto alle guerre contro Roma, collegabile solo all'importanza che il "locus" aveva presso le genti di quell'area.
Tale situazione permise in seguito, con l'istituzione del municipio, la riorganizzazione del territorio nel nuovo assetto politico romano (7).
Quindi ancora oggi risulta problematico individuare la Bovianum liviana, forse proprio perchè l'antico annalista non conosceva l'esistenza, nel Sannio pentro, di due città con lo stesso nome.
Negli ultimi anni un'altra tesi è stata proposta da Adriano La Regina per cercare una soluzione accettabile a questa diatriba.

La conoscenza ora acquisita degli insediamenti antichi e dei centri fortificati sannitici lungo tutto il massiccio del Matese, consente di ricostruire agevolmente sul terreno gli avvenimenti narrati da Livio. Le diverse regioni del Sannio su cui puntarono gli eserciti romani nel 305 a.C. non potevano essere altro che i due versanti del Matese, aggrediti dalla Campania settentrionale, probabilmente facendo base a Teano. I due consoli posero i propri accampamenti a distanza molto breve, come dimostra la rapida successione delle azioni, l'uno dopo essersi addentrato nella valle del Lete e dopo aver proseguito verso Bovianum, passando per Letino e per il Lago del Matese fino a Sella Perrone, ove dovette trovare lo sbarramento dei Sanniti che difendevano Bovianum, l'altro dopo aver assalito Tifernum che può facilmente essere individuata nel sito di Faicchio, nella valle del torrente Titerno, il cui nome è evidentemente connesso con Tifernum.

La Regina, quindi, sposta il teatro delle operazioni dei due consoli romani presso le pendici sud del Matese, interpretando come "regioni diverse" le due falde opposte del Matese, confermando così il ruolo principale che l'attuale Bojano avrebbe nelle narrazioni liviane.

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NOTE

(6) Recenti scavi archeologici nella città di Bojano hanno rivelato un'accentuata attività edilizia nell'ambito urbano intorno al I secolo a.C., attestata dal rinvenimento di una notevole quantità di laterizi, molti usati per la costruzione di edifici pubblici, contrassegnati da diversi tipi di bolli recanti il nome dei magistrati annuali da cui si è potuti risalire alla datazione. Ciò confermerebbe uno sviluppo postumo dovuto sia alla ricostruzione dell'impianto urbano dopo le distruzioni romane sia allo sviluppo che l'insediamento ebbe in un'epoca in cui il Sannio era ormai del tutto romanizzato.

(7) Sull'importanza che "Bovianum Vetus" aveva nell'assetto territoriale romano è interessante lo studio pubblicato da: MICHELE CARROCCIA - Strade ed insediamenti del Sannio in epoca romana nel "Segmento V" della "Tabula Peutingeriana" - Campobasso 1989.

 

 

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Storia dei Sanniti e del Sannio - Boiano - Davide Monaco - Isernia 2010

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