Il bucchero nell'alta valle del Volturno - Michele Raddi
SANNITI

Il commercio del bucchero nell'alta valle del Volturno di Michele Raddi - Seconda Parte


<---------- PRIMA PARTE



Inquadramento topografico archeologico dei reperti.

Cosa difficile e alquanto ardua è la contestualizzazione dei vasi in oggetto, anche perché estrapolati dalla loro giacitura primaria, che nel nostro caso corrisponde sicuramente ad una necropoli ubicata nel territorio del Comune di Colli a Volturno.
E' chiaro che già poter affermare che i reperti archeologici provengano dal territorio comunale rappresenta una prima conquista nel ridare il giusto significato che essi hanno avuto e tuttora hanno nell'evoluzione storica che ha interessato l'Alta Valle del Volturno ed i contatti delle popolazioni stanziate lungo l'alto corso del Volturno con i restanti popoli dell'Italia meridionale. Per il periodo romano, subito dopo la conquista del Sannio, la ricerca topografica di superficie avviata dall'Università "La Sapienza" di Roma ha restituito un quadro del territorio della provincia d'Isernia abbastanza interessante, tra cui il ruolo fondamentale che ha avuto la viabilità antica rispetto agli insediamenti.
Attraverso la ricognizione topografica di superficie nell'agro di Valle Porcina, nel Comune di Colli a Volturno, sono stati individuati diversi siti archeologici com'è evidenziato nella fig.6.
La maggior parte degli insediamenti sono d'origine romana e sono fondamentalmente legati ad un uso agricolo del territorio, con la presenza di ville rustiche che si dispongono lungo una viabilità proveniente dal Lazio e dalla Campania.




Fig. 6 - Carta topografica I.G.M.I. scala 1:25:000 con gli insediamenti e la viabilità nella località Valle Porcina nel Comune di Colli a Volturno (IS) da M. Raddi, 1999 (10).



Nel primo caso la via di riferimento principale è l'arteria della Via Latina che "ad flexum", località presso l'odierna San Pietroinfine (CE) procedeva verso il Sannio e da cui nei pressi di Monteroduni si staccava un importante diverticolo, che attraversando il Fiume Vandra si dirigeva verso la piana di Valle Porcina. L'altra strada fondamentale proveniva da Atina, tracciato ricalcato in parte dall'attuale strada SS 627 della Vandra, giungeva presso il valico di Cerasuolo Vecchio, scendeva verso la località Soda Larga di Scapoli e, attraverso il valico della Forca, nella località Castiglione di Colli a Volturno (11).




Fig. 7 - Veduta della piana di Valle Porcina nel Comune di Colli a Volturno (IS).



I risultati emersi dagli studi condotti in questi ultimi anni, hanno permesso di accertare che il punto focale degli insediamenti preistorici e protostorici nell'Alta Valle del Volturno è la piana alluvionale di Valle Porcina compresa tra i Comuni di Colli a Volturno, Montaquila e Fornelli. Questo bacino racchiuso dalle alture di Monte San Paolo, l'alto roccioso di Montaquila e ad est dal fiume Vandra, costituisce un'area di gran valore archeologico.
Diversi reperti di natura litica risalente al periodo neolitico ed eneolitico sono stati raccolti durante la ricognizione topografica di superficie ad opera dell'Università "La Sapienza" di Roma.




Fig. 8 - Lama ritoccata in selce da Valle Porcina
nel Comune di Colli a Volturno (IS).



Se la frequentazione dell'area collese in epoca preistorica rappresenta un dato ormai acquisito e per l'epoca romana si ha un'identica situazione, poco chiaro rimane, invece, l'aspetto insediativo in epoca protostorica. Un dato differente invece emerge per un'area che è la porta d'ingresso dell'Alta Valle di Volturno, Camerelle, nei pressi di Pozzilli, dove è stata trovata un'estesa necropoli databile al VI secolo a.C., considerando esclusivamente come elemento di datazione il materiale ceramico proveniente da contesto archeologico e non ponendo alcuna attenzione su altro vasellame di una collezione privata databile al VII secolo a.C., probabilmente dalla medesima area funeraria.
Attraverso le analisi tipologiche dei Kantharoi collesi K1 e K2 si giunge ad una valutazione di un bucchero completamente differente dagli altri presenti nell'area di Camerelle di Pozzilli (12), dove un kantharos per l'altezza del piede e lo spessore della vasca, rimanda a modelli di importazione capuana e cronologicamente inquadrabile alla fine del VI secolo a.C., quando ormai i Kantharoi subiscono una sostanziale modifica nella forma e nella qualità del bucchero.
Pertanto se l'inquadramento cronologico del vasellame di Colli a Volturno è riconducibile al primo quarto del VII secolo a.C. e ciò è dovuto all'ottima fattezza del bucchero e dai risultati sopra esposti, e si possa escludere allo stato attuale un'importazione capuana, rimangono irrisolti diversi punti tra i quali:

  1. Se il bucchero collese non proviene da Capua, quale altro traffico commerciale ha interessato l'agro di Colli a Volturno?
  2. Quale viabilità antica è stata percorsa da questo commercio?
  3. Quale era l'insediamento interessato da tali prodotti?
  4. Dove era ubicata la necropoli da dove provengono i buccheri collesi?

Cosa ardua e complessa rispondere a tutti questi interrogativi, ma per alcuni di essi è possibile ipotizzare alcune risposte.
Le vie antiche di percorrenza del territorio in oggetto che possono essere considerate sono due: la prima è quella proveniente da Lazio, oggi l'attuale Via Romana, e l'altra dall'agro di Monteroduni che procede verso la piana di Valle Porcina tagliandola in due. Una terza strada costeggiava l'attuale strada SS 158 oltrepassando l'attuale Rio Chiaro e ricongiungendosi nei pressi di Colle del Ponte con l'altra che proveniva da Valle Porcina confluendo ambedue nella cosiddetta Via Romana (13).
Bisogna considerare inoltre l'altra importante arteria stradale che passando per San Vito di Colli, Cerro al Volturno, Pizzone e attraverso il valico di San Francesco (AQ) giungeva ad Aufidena.
A questo punto nasce l'esigenza di capire quale tra queste vie era il tracciato più antico.
Senza dubbio quella che procede dal Lazio, passando per Atina, e l'altra proveniente da Aufidena, attraverso Pizzone.
Non a caso nella prima ipotesi l'imponente fortificazione di monte San Paolo era a guardia di una viabilità che sicuramente non poteva solo essere stata percorsa dagli eserciti romani durante le guerre sannitiche iniziate nel IV secolo a.C., ma senza dubbio l'area rappresentava un punto focale per i traffici di merce e di contatti con gli altri "touti" sanniti al di là della catena montuosa delle Mainarde.
Direttamente collegato all'assetto viario rimane il quesito di provenienza del bucchero che, a questo punto, potrebbe essere risolto solo attraverso una comparazione con il materiale proveniente dalla necropoli di Piano Consolino ad Alfedena (AQ), oppure con quello proveniente dall'area funeraria sannitica in corso di scavo a San Biagio Saracinisco (FR) che trovasi lungo la direttrice per la Valle di Comino.
Ma tutto ciò è complementare all'altro grande quesito che riguarda l'ubicazione di un eventuale abitato di età arcaica nel territorio di Colli a Volturno. Infatti se esistono dei materiali così interessanti e pregiati non si può non tenere in considerazione di un insediamento nell'area che sicuramente doveva essere davvero importante.
In questo caso la ricognizione topografica di superficie ha dato dei risultai abbastanza interessanti.
In sede di verifica degli insediamenti in epoca tardo antica nella piana di Valle Porcina sono stati individuati alcuni siti archeologici che possono fornire alcuni indizi per l'individuazione della provenienza dei nostri vasi. Il primo è quello ubicato nella carta I.G.M.I. con il numero 19, località Le Grotte - Piana dell'Olmo, un'estesa area dove attualmente sono visibili alcune strutture murarie ricollegabili al periodo romano, forse un vicus, ma senza dubbio la zona era già abitata in epoca preistorica in quanto sono state rinvenute diverse lamelle ritoccate di epoca neolitica. Lo stesso luogo è stato rioccupato in epoca tardo-antica in quanto all'interno del sito sono state scoperte alcune sepolture.
L'altro insediamento per cui sono propenso a credere sia il più vicino al luogo di provenienza del vasellame, località Bosco Valle Porcina, è contrasseganto con il numero 64 nella carta I.G.M.I. Nei pressi di un capannone privato per l'allevamento di polli, in un terreno lungo una strada interpoderale, sono visibili una notevole quantità di materiale fittile, e diversi anni fa lo scrivente vide un grosso blocco in calcare in cui erano ricavati due spazi incavati direttamente nella pietra e di cui oggi non si ha più notizia.
Ma la cosa interessante è che, contestualmente, raccolsi alcune informazioni che riguardavano il nostro materiale in bucchero, che si dice provenisse proprio dall'area 64 e da una necropoli che era venuta alla luce durante i lavori per la realizzazione di alcuni capannoni.
A distanza di molti anni il problema è rimasto irrisolto, solo una nuova indagine topografica di superficie ed un'eventuale verifica sull'area ipotizzata della necropoli, potrebbe dare definitivamente una risposta ad una storia archeologica di interesse nazionale, che metterebbe fine ad un doloroso capitolo sulla provenienza di un vasellame di grandissima valenza e sulla possibilità di scrivere una nuova pagina di storia sugl'insediamenti arcaici nell'Alta Valle del Volturno.





APPENDICE

Caratteristica dei vasi in bucchero è principalmente il colore nero ed il suono metallico dato dal materiale. Su questi due punti è necessario chiarire quantomeno come si è potuti giungere a tale risultato da parte degli artigiani etruschi.
A tal proposito è necessario riportare alcuni dati tecnici dalle analisi condotte in laboratorio su alcuni frammenti di bucchero (14).
Uno tra i motivi che rende questa ceramica di colorazione nera è la cottura in deficienza di aria che riduce gli ossidi di ferro anche nello spessore delle pareti, favorendone l'annerimento insieme con le sostanze carboniose mescolate nell'argilla. Non è chiara inoltre se l'argilla adoperata contenesse allo stato naturale sostanze organiche o se queste fossero state introdotte dai ceramisti durante la cottura. Attraverso gli esami eseguiti sui frammenti di Kantharoi, ovvero:
  • esame spettografico;
  • prove di ossido-riduzione;
  • determinazione della presenza di magnetite;
  • determinazione della perc. di magnetite presente nei campioni esaminati;
  • determinazione delle sostanze carboniose;
si è giunti alle seguenti conclusioni:
  1. l'esame spettrografico ha escluso la presenza di sostanze coloranti minerali quali ad esempio il manganese;
  2. gli esami roentgenografici ed analitici hanno riscontrato la presenza di sensibili quantità di magnetite;
  3. attraverso prove di combustione è stata accertata nelle pareti della ceramica presenza di carbonio elementare;
  4. la colorazione presente nei vasi di bucchero è risultata proporzionale alla percentuale di carbonio presente nell'impasto;
  5. non è stata riscontrata alcuna proporzionalità tra l'intensità della colorazione e la percentuale di magnetite presente.

Da questi risultati si desume che i ceramisti etruschi avendo osservato che la ceramica cotta nelle loro fornaci assumeva talvolta la colorazione nera ed avendo attribuito tale fenomeno alla fumigazione, trassero la conclusione che per poter completamente colorare in nero la ceramica era necessario aggiungervi argilla di finissima polvere di carbone o sostanze organiche che carbonizzavano durante la cottura.
Quindi i forni, essendo poveri di aria, impedivano la completa combustione delle sostanze carboniose presenti nei manufatti le quali, a loro volta, creavano nell'interno stesso delle parenti delle ceramiche un ambiente riducente che provocava una più spinta riduzione degli ossidi di ferro. Si ottenevano così ceramiche più nere, a differenza di quelle ottenute con la sola presenza di carbonio elementare.
Certamente il fenomeno della riduzione sulla colorazione nera della ceramica è rimasta del tutto ignorata dai ceramisti etruschi.


 

Il testo e le immagini sono state fornite dall'autore.
L'articolo è stato pubblicato in:
ANNUARIO DELL'ASSOCIAZIONE STORICA DEL MEDIO VOLTURNO - Pied. Matese (CE)
e presso il Centro Studi "PECTORANUM" - Pettoranello di Molise (IS).



NOTE

(10) M. Raddi, Insediamenti e territorio dalla tarda antichità al medioevo nella provincia d'Isernia, Roma 1999
(11) M. Raddi, Insediamenti e territorio dalla tarda antichità al medioevo nella provincia d'Isernia, Roma 1999
(12) Capini, 1980, p.123 fig.34.14.
(13) M. Raddi, Insediamenti e territorio dalla tarda antichità al medioevo nella provincia di Isernia, Roma 1999.
(14) M. Leoni - C. Trabucchi, in SE XXX, 1963 p.257,266.


 

 

Il bucchero Prima Parte Studi e Ricerche Problemi di topografia storica nel Sannio

Storia dei Sanniti e del Sannio - Davide Monaco - Isernia
ARCHITETTO DAVIDE MONACO