Sanniti e Sannio L'area archeologica di Pietrabbondante
SANNITI


L'AREA ARCHEOLOGICA DI PIETRABBONDANTE - V Parte

 

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IL TEMPIO B

Scavato a partire dal 1959, insieme con le piattaforme laterali su cui sorgono i due porticati simmetrici, il Tempio B è stato ricomposto negli elementi smembrati della parte anteriore del podio, con alcune integrazioni, e sul lato destro dell'alzata della cella, trovata abbattuta al suolo. Si era tuttavia ben conservata la parte posteriore del podio, fino al livello del pavimento. Il tempio è fondato su un livello del suolo di ben mt. 5,50 più alto rispetto al piano dell'orchestra del Teatro. Esso ha, per di più, un alto podio (mt. 3,55), sicché dalla facciata del pronao si domina l'orchestra da un'altezza di 9 metri.
Lo studio dei livelli, aggiustati con ogni necessario accorgimento architettonico, è stato certamente uno dei problemi cui venne rivolta grande attenzione da parte dell'architetto che elaborò il progetto unitario dei due edifici. Il tempio ha grandi dimensioni, ed è sicuramente il più grande che sia mai stato costruito nel Sannio. Il podio si estende frontalmente per circa mt. 22 e lateralmente per circa 35.
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Modello ricostruttivo del Tempio B.
Ha un profilo molto articolato, costituito da un dado di base, una cornice inferiore, una alta parete liscia di tre filari di blocchi, nonché un cornicione di coronamento assai complesso, in due elementi: quello superiore era a forma di lastrone molto ampio, su cui si incassavano direttamente le basi delle colonne. Il podio non ha tuttavia funzione portante, ma solo di rivestimento ornamentale delle strutture di fondazione, più interne, destinate a sorreggere le pareti delle celle e le colonne. Sulla fronte del podio, centralmente, una ampia gradinata collegava il piano del tempio a quello antistante degli altari. Restano ancora tre dei gradini originari, quelli inferiori, mentre i restanti sono di restauro.


Il Tempio B

Il podio del tempio B e, sullo sfondo, il teatro (Foto anno 1989).


Il podio di Pietrabbondante ricalca fedelmente nella composizione delle modanature il cosiddetto "altare Patturelli" di Capua, in realtà un tempietto di dimensioni minori, di cui si sono conservati elementi, la cui ricomposizione è ora possibile alla luce delle scoperte di Pietrabbondante. Intorno al podio corre un ambulacro pavimentato con lastre sui due lati e in parte, perché mai completato, anche lungo il tratto posteriore. Che in questa zona i lavori siano rimasti incompiuti è dimostrato anche dalla mancanza di rifiniture lungo quasi tutta la parete posteriore dei podio. Quest'ambulacro perimetrale non ha alcuna utilità funzionale, ma è dovuto solamente all'esigenza di rispettare il piano di imposta del podio e degli altari senza costringere all'abbassamento eccessivo delle quote dei due porticati laterali. Essi si fondano infatti su due piattaforme assai ampie, che lasciano un notevole spazio libero dinanzi ai colonnati.
La strada lastricata che circonda il tempio è pertanto delimitata dai muri di sostegno delle due piattaforme laterali, alti un metro e mezzo e costruiti in opera poligonale, nonché - a ridosso della collina - da un grande muro di contenimento del terreno, come per il Tempio A.
Questi muri si sono per lo più ben conservati, a eccezione di quasi tutto il tratto corrispondente al lato posteriore del tempio, che fu rinvenuto abbattuto per la spinta del terreno retrostante. Dall'esame della posizione di caduta dei blocchi è stato tuttavia possibile ricostruire il loro rapporto reciproco e ricomporre il muraglione crollato. Un simbolo fallico che, come sempre, aveva la funzione magica di proteggere dalle sventure, è scolpito su uno dei blocchi del muro di fondo, dirimpetto all'angolo posteriore destro del tempio.
  Il Tempio B
Pianta del Tempio B.
La pianta è nota in ogni suo particolare. Lo scavo del riempimento di terra contenuto nel podio ha infatti messo in luce una serie di muri costruiti con due tecniche diverse. Le strutture che hanno mera funzione di contenimento del terreno usato per il riempimento sono in muratura legata con malta (stessa tecnica usata per costruire l'edificio scenico del Teatro, gli ambienti retrostanti i due porticati laterali e le botteghe ubicate tra il Tempio A e il Teatro). La loro articolazione all'interno del podio rivela l'estrema cura posta nell'evitare che il terreno di riempimento potesse nuocere, nell'assestarsi, alle strutture portanti, che sono quindi protette da una maglia ortogonale di muri rafforzata in prossimità delle colonne da murature curve di controspinta. Il calcolo delle spinte dovette essere molto accurato, in considerazione della forte cubatura dei materiali di riempimento (mc. 2.700 circa) scaricati dentro il podio man mano che procedeva in altezza l'edificazione delle fondazioni. Queste fondazioni sono costruite in opera quadrata con blocchi di calcare tenero ben connessi tra loro e contraddistinti frequentemente da lettere osche incise a scalpello.


Il Tempio B

Il podio del Tempio B.


Conservati per differente altezza, a causa dei saccheggi di materiali per costruzione avvenuti in epoca medievale, i muri di fondazione ci restituiscono al completo la pianta di un tempio prostilo, tetrastilo, a cella tripartita con due ante molto allungate e pronao molto esteso, con due allineamenti di colonne laterali.
Il pronao presenta dunque, rispetto alla pianta canonica del tempio a tre celle, una maggiore estensione, dovuta all'aggiunta di un allineamento di colonne. Presenta inoltre la caratteristica di essere privo delle due colonne centrali, intermedie tra l'allineamento delle ante e quello della fronte.
L'allungamento del pronao, onde ottenere un rapporto di 2:3 tra la fronte e i lati, conferisce inusitata eleganza alla sgradevole volumetria che questo tipo di architettura di tradizione etrusco-italica ha sempre mantenuto, anche nei suoi adattamenti ellenistici. L'elaborazione del nuovo modello architettonico è sviluppata coerentemente in ogni suo aspetto.
Le superfici e i volumi vengono costruiti sul modulo di 7 piedi (con piede osco di mt. 0,275), ma con applicazione non meccanica di accorgimenti particolari per scandire gli spazi in funzione di simmetrie non tanto geometriche quanto percettive. Il podio viene proporzionalmente elevato a 13 piedi nel rapporto di 1:10 rispetto alla sua lunghezza (130 piedi), contenendo tuttavia la parte delimitata dalle modanature in 10 piedi e con l'aggiunta di uno zoccolo quadrangolare.
Insieme con il graduale restringimento dei due corridoi lastricati laterali, ciò gli conferisce slancio e profondità prospettica dall'imbocco delle due strade. E così la larghezza complessiva delle celle, 70 piedi, corrisponde a 21+28+21 piedi, con il rapporto di 4:3 tra l'ambiente centrale e quelli laterali.
 
Corridoio lastricato.
Tale misura è ottenuta calcolando per intero lo spessore dei muri esterni, e ripartendo quello delle pareti divisorie. Diverso criterio è stato adottato per l'attribuzione degli spessori del muro di fondo e del muro frontale delle celle, onde aumentare la profondità della cella principale; la sua misura teorica di 42 piedi è stata calcolata escludendo lo spessore del muro che la divide dal pronao, conservandosi così nell'ambiente il rapporto di 2:3 (28:42 piedi) esistente tra larghezza e lunghezza dell'intero tempio (70:100 piedi), escluso il podio. Il pronao ha quindi un'estensione teorica di 70 x 63 piedi, diminuita in effetti dallo spessore del muro e la sua lunghezza è in rapporto di 3:2 con quella delle celle.
Mentre il podio del tempio è costruito con pietra calcarea dura, l'elevato era di pietra tenera, più facile a scolpirsi ma molto più deperibile.
Dell'elevato non è stato trovato nulla in situ, ma dagli elementi crollati è possibile ricostruire l'immagine dell'edificio in quasi ogni suo particolare.
Le colonne erano sormontate da capitelli corinzi con epistilio ligneo rivestito di terrecotte decorate. Al di sopra delle ante e dei muri delle celle correva invece un fregio dorico con metope lisce sormontate da una grossa cornice. La copertura era costituita da grandi tegole prodotte a Venafro, congiunte da coppi, recanti gli uni e le altre il bollo di fabbrica HL, in lettere osche.
Il pavimento del pronao era costituito da grandi lastre di pietra, quasi tutte asportate e in parte riutilizzate per la costruzione della chiesa di Pietrabbondante. I pavimenti delle celle erano invece coperti da un finissimo mosaico bianco di piccole tessere. Vi erano solamente due piccoli ambienti sotterranei, retrostanti alle celle laterali, ai quali si accedeva dalla cella centrale, in cui dovevano essere custoditi i tesori del tempio.
E' questo l'unico esempio di architettura templare nel Sannio in cui sia possibile riconoscere la personalità e la fantasia di un architetto nella originale elaborazione di uno schema di tradizione italica, così come del resto negli accorgimenti adottati per l'accostamento del tempio al teatro. Vi si legge l'intento di una composizione formale basata sull'assialità planimetrica e sulla sovrapposizione scenografica del tempio alla cavea.



Decorazione inferiore delle tegole sporgenti del tetto.




GLI ALTARI

Dinanzi al tempio, tra il podio e il muro posteriore del teatro, restano in posto due altari di dimensioni diverse. Dovevano essere in origine tre, con l'altare maggiore al centro in corrispondenza della cella principale, e i due altari minori, simmetrici, ai lati, in rapporto con le altre due celle.
Questa circostanza, la presenza cioè di tre celle e tre altari, impone l'attribuzione del tempio a una triade di divinità che non è possibile riconoscere. Possiamo solamente dire che il modello a cui si dovette ispirare la scelta di erigere un tempio a cella tripartita fu certamente la aedes Capitolina. Ciò non significa tuttavia che anche qui il culto fosse necessariamente dedicato, come in Campidoglio, a Giove Giunone e Minerva.
  Il Tempio B
Gli altari ed il podio del Tempio B.
Esiste infatti una dedica alla Vittoria, incisa su una lastrina di bronzo applicata probabilmente alla base di un oggetto votivo posto nel tempio. Il testo osco ricorda due personaggi, magistrati o militari che avevano combattuto insieme, M. Staio figlio di Bantis e L. Decitio figlio di Maras, i quali avevano offerto il dono alla Vittoria (viktùrrai dunùm dedens). Mentre questa iscrizione si riferisce a un oggetto contenuto nel tempio, ne abbiamo altre che si collegano invece alla sua storia edilizia, e ne chiariscono in qualche misura le vicende (vedi Capitolo dedicato).




Ricostruzione dell'altare maggiore del tempio B.

 

 


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