Sanniti e Sannio L'area archeologica di Pietrabbondante Bovianum Vetus Quarta Parte Davide Monaco Isernia 2001

L'AREA ARCHEOLOGICA DI PIETRABBONDANTE - IV CAPITOLO



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IL COMPLESSO "TEMPIO B - TEATRO"

Costruito in due tempi (prima il teatro e poi il tempio), ma sulla base di un progetto unitario che per altro ricalca schemi architettonici già affermati, l'intero complesso occupa un'area rettangolare estesa frontalmente per circa 55 metri e lateralmente per circa 90. Esso si è sovrapposto, come si è detto, a un precedente santuario che aveva la medesima ampiezza frontale, e che è stato quasi completamente asportato, con l'abbassamento del livello del suolo per la costruzione del Teatro e della parte anteriore del Tempio B.

I due edifici sono impostati su due livelli diversi, con complicate relazioni interne delle quote, sapientemente collegate tra loro.
Il Teatro occupa i due terzi anteriori dell'area, ossia uno spazio quadrato delimitato lateralmente dai muri di recinzione (che hanno inglobato all'interno quello del precedente santuario), alle spalle dai muri di terrazzamento del Tempio B e dei due porticati laterali, e frontalmente da un portico alle spalle della scena di cui restano solo i punti di fondazione.
La restante parte, corrispondente a un terzo del grande recinto, è occupata dal tempio, le cui dimensioni, eccedenti tale ampiezza, hanno reso necessario un arretramento del terrazzamento poste-riore in corrispondenza dell'edificio.
Così anche la piattaforma su cui sono fondati gli altari, davanti al podio del tempio, esorbita dallo spazio quadrangolare riservato al tempio e invade l'area retrostante il Teatro.

 Il complesso Tempio B - Teatro

Ai due lati del tempio, su basamenti sostenuti da muri in opera poilgonale, due portici simmetrici, con ambienti retrostanti, completano lo schema distributivo degli edifici.



IL TEATRO

Il teatro è ben conservato in molte delle sue parti. Molti elementi architettonici dell'edificio scenico furono rinvenuti fuori posto durante gli scavi del secolo scorso, e ora giacciono sparsi al suolo. Il loro studio ha consentito di ricostruire graficamente l'aspetto originario delle parti elevate non più conservate. Lo schema architettonico

è molto raffinato e rivela l'adozione di modelli ellenistici già evoluti e applicati in ambiente campano (Pompei, Sarno).
La càvea ha forma di emiciclo, con raggio di 100 piedi e con prolungamento rettilineo di altri 10 piedi. La sua ampiezza frontale è di 200 piedi. Cavea ed edificio scenico sono organicamente raccordati dal muro perimetrale e da due archi che collegano cavea e proscenio scavalcando gli accessi laterali (pàrodoi) scoperti. La cavea è addossata al pendio, sfruttandone solo parte l'inclinazione.

 La cavea del teatro
La càvea

I muri di contenimento, costruiti in bellissima opera poligonale, hanno determinato un invaso riempito poi con la terra risultante dallo sbancamento del preesistente livello del suolo, e contenente detriti del precedente santuario.

La cavea del teatro
La scena ed i braccioli di testata
dei sedili anatomici (1).
 

La parte inferiore (ima cavea) è costituita da tre ordini di sedili di pietra con spalliera continua, delimitata sui due lati prospicienti la scena da braccioli decorati con zampe di grifo alate. All'ima cavea si poteva accedere direttamente dalle pàradoi e dall'orchestra; sempre dalle pàrodoi si accedeva, tramite due scale semicircolari, a un passaggio lastricato, donde si diramavano sette scalette radiali per la distribuzione del pubblico nella parte superiore della cavea. Un altro ingresso si trovava sulla parte posteriore in asse con il

tempio. Oltre ai tre ordini di sedili dell'ima cavea, ve ne è solamente un altro, e non sembra che siano mai stati costruiti in pietra i sedili della summa cavea.
Una serie di muretti di fondazione e di contenimento del terrapieno, con andamento concentrico, distribuiti su tutta l'area della summa cavea, serviva per l'appoggio di

gradinate provvisorie in legno. Che l'edificio solo occasionalmente dovesse ospitare un numero notevole di persone è per altro dimostrato dalla scarsità degli accessi. L'ingresso posteriore, molto angusto, serviva solamente per il collegamento con le aree interne del santuario. D'altra parte, il passaggio delle pàrodoi, comodo per l'ima cavea, risulta del tutto inadeguato per consentire il facile afflusso e deflusso del pubblico destinato a occupare tutto il teatro. Questa circostanza tradisce, insieme con numerosi altri elementi, come il modello architettonico originario

 Sezione sull'ima càvea.
Sezione sull'ima càvea.

sia stato adattato alle esigenze specifiche del santuario, e giustifica forse la rinuncia a completare la costruzione delle gradinate di pietra su tutta l'ampiezza della cavea.

Analemma di sinistra.
Analemma di sinistra.
 

I due muri rettilinei di conteni-mento frontale del terrapieno della cavea (analémmata), anch'essi costruiti in bella opera poligonale, avevano alla sommità un andamento che riproduceva l'inclinazione della cavea stessa, con coronamento di cornice modanata, e si attestano sul passaggio che delimita l'ima cavea con due sculture di Atlanti inginocchiati in atto di sorreggere il globo, di cui uno in posto.

Nella scultura ornamentale (Atlanti, braccioli con zampe di grifo alate) il teatro di Pietrabbondante ricalca, così come nella composizione architettonica, modelli di cui esistono repliche anche altrove, come in Campania. Gli esempi noti di Pompei e Sarno lasciano intendere come probabilmente anche in ambiti della Campania setten-

Atlante
Telamone Sx.
 

trionale, quasi certamente a Capua, dovessero essere diffusi modelli analoghi, da mettere in rapporto diretto con Pietrabbondante, come del resto è documentato per il Tempio B.
L'orchestra, non lastricata, è ottenuta da una circonferenza di 40 piedi oschi, che determina l'allineamento del proscenio, ed è delimitata dall'ima cavea per metà della circonferenza (20 piedi); vi si aggiunge un prolungamento rettilineo di 10 piedi.

 Telamone di destra, oggi conservato presso il Museo Nazionale di Napoli.
Telamone Dx.

L'edificio scenico si estende per mt. 37,30, per una larghezza di mt. 10,20, ed è fiancheggiato da due ampi passaggi per il pubblico, chiusi in antico da cancellate, i quali lo separano dai due corpi laterali che occupavano il restante spazio. Del proscenio restano in situ solo i pilastri laterali, e il filare dei blocchi di fondazione di tutto il restante allineamento; questi recano ben visibili le tracce d'imposta dell'elevato, i cui elementi smembrati giacciono in gran parte nei pressi del teatro stesso.

Il proscenio aveva una decorazione architettonica composta da 5 porte, fiancheggiate da colonne scanalate e da una cornice di coronamento decorata con ovuli e dentelli.
L'altezza complessiva doveva essere notevole, superiore ai 2 metri. Sulle cornici si impostava direttamente il tavolato ligneo del pulpito, ampio circa mt. 3,50, su cui recitavano gli attori, sullo sfondo della fronte scenica. Questa era costituita da una parete in muratura, su cui si aprivano tre porte, una centrale

 Il Teatro.
La scena dal parados orientale (1).

e due simmetriche ai lati, in corrispondenza di quelle tuttora visibili nella parte inferiore (iposcenio). Gli scenari mobili, dipinti, erano fissati a travi lignee infisse al suolo nei dieci blocchi di pietra tuttora conservati, a ridosso del muro di fondazione della fronte scenica. Dietro di questa vi erano una serie di ambienti di servizio per gli attori e di

Il Teatro.
Testata dei sedili anatomici (1).
 

immagazzinaggio per le attrezzature, a cui si accedeva direttamente dall'esterno tramite tre corridoi che conducevano anche allo spazio sottostante il pulpitum. L'edificio era completato, esternamente, da un portico, di cui sono state viste le strutture di fondazione.
Il Teatro, nella sua connessione col Tempio B, si adegua dunque a un modello largamente diffuso, ma al tempo stesso la sua presenza non è nuova nel santuario di Pietrabbondante, poiché i resti di un altro edificio, dietro il Tempio A, sono probabilmente da identificare con un'area teatrale più antica, conservatasi solo parzialmente nei livelli di fondazione, con ampiezza della cavea corrispondente alla metà del teatro antistante al Tempio B. Non si hanno per ora elementi sicuri per la datazione di questo più antico teatro. La costruzione fu resa inutile, e probabilmente smantellata, quando si realizzò il nuovo teatro; dovette perciò funzionare durante il II secolo a.C., e non sappiamo se anche prima. E' possibile che la struttura si debba attribuire alla stessa fase del Tempio A.

Il nuovo teatro presenta però anche alcuni aspetti originali, sia nei rapporti con il tempio che nei caratteri interni. Il tipo, già noto con il teatro grande di Pompei, appare qui notevolmente sviluppato, anche rispetto ai modelli ellenistici da cui trae origine. Vi compare un alto proscenio con fronte decorata da semicolonne ioniche e da cornici, come nel proscenio ellenistico di Epidouro; e come evoluzione delle pylai (porte) esistenti nello stesso teatro greco sono da intendere le arcate che a Pietrabbondante congiungono gli analémmata con l'edificio scenico.



Il Teatro.
Muro poligonale di contenimento della cavea.


Il Teatro.
L'ingresso centrale del coro (1).
 Il Teatro.
Uno dei passaggi per il coro (1).


Il Teatro.
La base della pilastratura del pulpito del Teatro (1).
 Il Teatro.
I sedili anatomici in pietra
del Teatro (1).
 Il Teatro.
Alloggiamenti per le travi delle scene mobili (1).



IL TEATRO E LE SUE PARTI ARCHITETTONICHE
 
Rilievo del teatro di Pietrabbondante
Rilievo del Teatro di Pietrabbondante (2).


 1) Orchèstra
2) Ima càvea
3) Diazòma o precinzione
4) Summa càvea
5) Klìmates o gradini
6) Kerkìdes o settori
7) Analèmmata
 8) Paradòi
9) Pilònes
10) Proskènion
11) Loghèion o pulpito
12) Skenè
13) Telamoni


CONTINUA...          



NOTE

(1) La foto è di Franco Valente.

(2) Il disegno (che è di B. Di Marco) è tratto da: F. Valente - Da Creta a Pietrabbondante. Un viaggio nel tempo tra gli edifici teatrali antichi. - Contenuto in "Almanacco del Molise 1992" - Edizioni Enne Campobasso.

 

 

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