Sanniti e Sannio L'area archeologica di Pietrabbondante
SANNITI


L'AREA ARCHEOLOGICA DI PIETRABBONDANTE - III Parte

 

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IL TEMPIO A

Messo in luce alla metà del XIX secolo, ancora sotto l'amministrazione borbonica, quest'edificio ha restituito un importante nucleo d'iscrizioni osche, confluite nel Museo di Napoli con gli altri materiali rinvenuti negli scavi dell'epoca. La documentazione epigrafica relativa alla costruzione dell'edificio e alla sua utilizzazione ci consente di conoscere molti aspetti importanti della sua storia, e quindi della funzione del santuario di Pietrabbondante nell'ambito della comunità sannitica, ma non, purtroppo, la divinità cui il tempio era dedicato.
Tempio A
Ruderi del tempio A.
 
L'edificio fu costruito ricavando un'area rettangolare incassata nel declivio naturale e protetta con muraglioni per contenimento del terreno, costruiti in opera poligonale fino a 4 metri d'altezza e disposti nel lato posteriore e su quello a destra del tempio su due terrazzamenti. L'area così ricavata nel pendio è ampia frontalmente 18 metri e lateralmente 27,5. Il tempio ne occupa gran parte con il suo impianto rettangolare, che lascia libero un ambulacro periferico di modeste dimensioni, più ampio posteriormente.
Sulla fronte l'area sacra è delimitata non da un muro costruito in elevato sul piano di calpestio, bensì da un dislivello rispetto alla strada esterna, ubicata a quota inferiore. Il dislivello, che lasciava quindi il terrazzamento del tempio a una quota di sicurezza per il deflusso dell'acqua piovana, si presenta con un prospetto ornamentale: il muro di contenimento è rivestito da lastre di pietra regolarmente tagliate e sormontate da una cornice. Non era dunque possibile accedere all'area sacra frontalmente, ma solo dai due lati dove il ripiano anteriore del terrazzamento comunicava a sinistra con un porticato e a destra con una rampa di raccordo con la superficie stradale.
Il tempio è fondato su un basamento alto mt. 1,65, a pianta rettangolare di mt. 12,20x17,70, solo in parte conservato. La parte anteriore è infatti scomparsa, ed è appena identificabile nel tracciato, senza possibilità di ricostruire la conformazione della gradinata di accesso al piano superiore. Il podio è invece ben conservato nella parte posteriore, specialmente negli elementi angolari, costruiti con pietra calcarea dura.
  Tempio A
Fronte dei ruderi del tempio A.
E' costituito da una parete liscia di due filari di blocchi delimitati da cornici di base e di coronamento molto aggettanti; la cornice superiore è del tipo a gola rovescia, e quella inferiore di tipo tuscanico. Il pronao è andato distrutto, ma si può ricostruire
Tempio A
Ricostruzione della pianta del tempio A.
 
la pianta un tempio prostilo, tetrastilo, probabilmente con ante e con due allineamenti di colonne sui lati. La cella, meglio conservata, misura mt. 11,50x9 (corrispondenti a 42x33 piedi oschi - un piede osco è di m 0,275) su modulo di 3 piedi, con rapporto di 13:11 tra ampiezza della fronte e dei lati.
Sull'epistilio correva un fregio dorico con metope lisce, sormontato da cornici decorate solo da protomi leonine, di cui alcune - ma non quelle superstiti - dovevano servire da doccioni.
E' in parte conservata la pavimentazione della cella, formata da lastre di pietra, con la soglia. Dinanzi a questa, all'esterno, vi sono alcune lastre di pietra che
recano i segni di una cancellata metallica. Sulla piattaforma antistante il podio del tempio, esattamente sul suo asse mediano, un'area quadrangolare lastricata (mt. 3,30 x 3) indica il sito in cui si doveva trovare l'altare. A sinistra di questo si scorgono i resti del basamento di un donario (mt. 1,50 x 1,30).
Addossato lateralmente all'angolo anteriore sinistro del podio è ancora in posto il basamento di un altro grande donario (mt. 1,85 x 4,70), costruito evidentemente dopo che era stata completata l'edificazione del tempio.
Non è possibile individuare le occasioni di questi donari, né collegare ad essi alcuna delle iscrizioni superstiti. Essi costituiscono tuttavia un'ulteriore prova dell'importanza che si dovette attribuire a quest'edificio per tutto il corso del II secolo a.C.
  Tempio A
Sezione del podio.


  Area dei templi e del teatro.
Area dei templi e del teatro.
 

 

 


L'EDIFICIO TRA IL TEMPIO A ED IL TEATRO

Allorché fu costruito il tempio A, nella prima metà del II secolo a.C., il primo nucleo del santuario, quello del tempio ionico, non era stato ancora sostituito dal grande complesso tempio-teatro, e ciò è evidente anche sulla base degli allineamenti planimetrici.
Contemporaneamente al tempio A fu edificato un porticato, che risulta allineato con l'estremità anteriore della terrazza su cui sorge il tempio, e non con il teatro, che occupò poi uno spazio maggiore del precedente santuario.
Il portico sorge anch'esso su un terrazzamento, che lo pone alla stessa quota del tempio, e si estende per 48 metri. Posteriormente era delimitato da un muro di contenimento del terreno che si congiunge con i muraglioni che circondano il Tempio A. Il dislivello del basamento rispetto alla strada era superabile mediante scalette frontali. L'area così determinata doveva essere occupata da un portico sorretto da colonne e da una serie di ambienti addossati al muro posteriore e allineati con la fronte del podio del tempio. Una prima modificazione di questo complesso si ebbe con la costruzione del teatro, che condusse al riempimento dell'area antistante al portico e al tempio A, per allinearli con il muro posteriore dell'edificio scenico del teatro. La strada fu così spostata in avanti di circa mt. 3,50, ampliando di pari estensione la terrazza del porticato e del tempio. Nello stesso tempo l'area fu estesa anche a monte, con la parziale rimozione del muraglione posteriore per fare luogo a una serie di botteghe, che sostituirono il semplice porticato per le accresciute esigenze del santuario. Queste botteghe subirono poi ulteriori trasformazioni dopo la cessazione delle attività del santuario, per divenire modeste abitazioni contadine di cui è documentata l'occupazione fino al IV secolo d.C. In quest'ultima fase di vita furono riutilizzati per le trasformazioni di queste strutture materiali provenienti dagli edifici sacri in abbandono.


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