ISCRIZIONI IN OSCO
Le altre epigrafi più conosciute scritte nella lingua dei Sanniti.
(Quinta Parte)

 


TEANO - TEANUM SIDICINUM
 

Mensa di altare dedicata ad Apollo da un
tribuno della plebe di Teanum Sidicinum.


Stefano De Caro

 
Iscrizione osca da Teanum

La mensa di altare di Teanum Sidicinum.
 

Due frammenti di mensa di altare con iscrizione in lingua osca, rinvenuti nel 1998 tra i resti della fronte scenica del teatro di Teanum (De Caro 1999, pp. 456-458), di età severiana, ove erano probabilmente reimpiegati come materiale da costruzione. Lunghezza complessiva cm 95,2 Altezza cm 9,5
Scrittura sinistrorsa con lettere ben curate alte cm 2,1/2,2. L'iscrizione corre su una linea al di sotto della cornice modanata.
Alfabeto sannitico del tipo evoluto, con lettere diacriticate (í; la lettera ú non è rappresentata nel testo); segni divisori costituiti da due punti sovrapposti. L'iscrizione si può collocare nella seconda metà del III o agli inizi del II secolo a.C.

[...] tríbuf : plífríks : appelluneí : brateís : datas : dunat

"... tribuno della plebe ad Apollo, per grazia concessa, dona"

Il testo viene reso in latino:
[...] Tribunus plebis Apollini, gratia- data-, donat.
Si è perduto quindi il nome del dedicante.

La definizione di tribunus plebis, in lingua osca, nota finora solo nella forma abbreviata tr. pl. (Tabula Bantina, 1.29 - Vedi pagina dedicata), è con ogni probabilità calcata sul latino, ove tríbuf (sostantivo della terza declinazione, genitivo tríbuneís) traduce letteralmente tribunus; plífríks è invece aggettivo costruito su plífr-, gen. plífreís plebs, quindi "plebicus". Per questa costruzione in osco cfr. anche meddís túvtíks = "magistratus publicus" in luogo del lat. magister populi.
brateís : datas : è genitivo assoluto = lat. gratia- data- brateís: sost. della 3a decl., gen. sing. femm. = gratiae.

La dedica è di un magistrato, che si deve esprimere nella lingua ufficiale, in osco quindi e non nel latino che poteva essere già subentrato come lingua d'uso. Anche se la scritta latina Tiano sulle monete può dipendere solo dall'adesione ad una convenzione monetaria risalente all'epoca della prima guerra punica, come si è ipotizzato, è probabile che l'uso ufficiale dell'osco sia cessato in questa città intorno al 180 a.C., ossia all'incirca quando Cuma ottenne il diritto di usare pubblicamente il latino. Il tribunato della plebe può essere stato mutuato dalla costituzione della colonia latina di Cales, del 334 a.C., quando anche Teanum, con i Campani, ottenne da Roma la civitas sine suffiagio.



Tratto da "Studi sull'Italia dei Sanniti" - Catalogo della mostra tenutasi
a Roma presso il Museo Nazionale Romano - Terme di Diocleziano
A cura del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali
Soprintendenza Archeologica di Roma.
Casa Editrice Electa - Milano 2000




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Storia dei Sanniti e del Sannio - Iscrizioni Osche V - Davide Monaco - Isernia 2009

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