| | ISCRIZIONI IN OSCO Le altre epigrafi più conosciute scritte nella lingua dei Sanniti. (Prima Parte) | | |
PENISOLA SORRENTINA
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L'epigrafe di Punta Campanella | | | Per l'epigrafe di Punta Campanella vedi la pagina dedicata. |
AREA ARCHEOLOGICA DI PIETRABBONDANTE BOVIANUM VETUS | | |  Lamina bronzea | | | Lamina bronzea di cm. 13,5x4,2 mutila nell'estremità sinistra, attraversata da un foro nell'angolo inferiore destro, rinvenuta presso il tempio maggiore (Tempio B). Museo Nazionale di Chieti (Pocetti 1979 n.16). | | | | Osco: | Maras. Staìis. Banttiei[s] Lùvkis. Dekitis. Marah[eìs] Vìkturraì. Dunùm. Ded[ens]
| | Latino: | Maras Statius Bant[i f.] Lucius Decitius Mara[ei f.] Victoriae donum ded[erunt]
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L'EPIGRAFE DEI SAFINIM
| | |  Iscrizione Vetter 1953 n.149 NA n.130/Inv.2895d | | Blocco di travertino spezzato delle dimensioni di cm. 65 in altezza e cm. 40 di larghezza - Museo Nazionale di Napoli n. 130 - Inv. 2895 d. L’epigrafe trovata nei pressi del "tempio A" il 5 Novembre 1857, dette motivo ad una accesa polemica circa l’interpretazione da dare al vocabolo osco "SAFINIM" comparso fino ad ora solo su una rara moneta della Lega Marsicana che fu descritta dal Friediander.

A tal proposito scrisse Giulio Minervini: " ... L’iscrizione.., merita l’attenzione di tutti i cultori dell’archeologia e della filologia. Desidero, pertanto, riproporla all’attenzione degli studiosi moderni che attribuiscono a tale epigrafe quasi nessuna importanza perché sono tutti presi dalla polemica dell’altra di Vesiullaeo... Una cosa a noi sembra degnissima di considerazione. Non dicesi già di Boviano ma dei Sanniti. Questa particolarità ci prova che si considerava in quel tempo tutta la Nazione dei Sanniti, come formante un sol corpo. Simile, generale indicazione noi troviamo nella rara moneta della Lega colla leggenda "Safinim". |
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E del pensarci che pur la epigrafe di Boviano fosse scritta sotto la influenza di quella medesima federazione, o di altra simile lega, che rannodava i dissidenti popoli Sanniti alla riscossa contro la nemica e potentissima Roma... E qui mi piace di osservare che nelle cointinue guerre succedute fra Romani e Sanniti avveniva di frequente che questi, costretti a sloggiare dalle loro metropoli, ponevano il loro principale stabilimento in altre città forti e potenti. Questo stesso toccò a Boviano in varie epoche, ma principalmente al tempo della Lega Marsica. Da un luogo classico di Appiano conosciamo che in Boviano era il Consiglio dei ribellanti Sanniti, mentre Mutilo combatteva di fuori (Libro I; cap. LI). Egli è anzi probabile che ivi fossero coniate parecchie fra le monete sannitiche, principalmente quella colla epigrafe "SAFINIM", la quale, come dicemmo, incontra il confronto nella epigrafe che illustriamo: e non sarà improbabile che questa moneta, insieme colle altre sannitiche, venga fuori dalle nuove scavazioni di Pietrabbondante (fino ad oggi, purtroppo, non ne sono state rinvenute perché sono denari rarissimi, come scrisse Mommsen). | | | | Osco: | paam p) ùrtam. lììs ula?) d Safinim. sak(aratted? pr) upam. ìak. uìn(ad medd(iss? in) ìm. Keenstur. (Kumbenens? m)aììeìs Maraiieìs (medikiaì p)amm. essuf. ùmbn (afed? a)vt. pùstiris. esidu (pruffated d)uunated. fììs(nam ì)nim. leìgùss. samìp(ert l)ùvfrìkùnùss. fif(iked
| | Latino: | quam portam les... olim Samnium sacravit prope eam una meddices? et censores convenerunt Maii Maraeii in meddicia. Quam ipse unguentavit at posterius idem probavit; donavit templum... et nexsus semper (in perpetuum) liberigenos (liberos factos) reddidit
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Non sarà intanto da tacere che l’onore di essere scelta a metropoli dei ribellanti Sanniti era innanzi toccata ad Isernia (Diod. Libro XXXVII cap. 18); ma avanzandosi le armate, il pubblico Consiglio si ridusse nella fortificata Boviano. Ivi Silla si portò con l’esercito e prese la città, dopo tre ore di assalto... Da tutta la discussione da noi fatta si desume che la descrizione sinora illustrata deve, a nostro avviso, riportarsi ad un tempo in cui Boviano era metropoli dei Sanniti, probabilmente all’epoca della Lega Marsicana, poco innanzi che cadesse per le vittoriose armi di Silla... Noi già avvertimmo di sopra essere probabile che fossero coniate in Boviano parecchie fra le monete Sannite, principalmente quella colla epigrafe Safinim. Ora vogliamo notare che già il Pellerin aveva emessa la medesima opinione per alcune monete, allegando una ragione rifiutata giustamente dall’Eckhel. Molto ingegnosa è la opinione espressa da Ciro Saverio Minervini, che cioè tutte quelle monete fossero battute in Boviano, la quale era in sannitico dialetto appellata Vitellia, o dir vogliamo Italia. Pare anzi che debba farsi una distinzione, supponendo che fossero coniate quelle medaglie ora in Corfinio, ora in Isernia, ed ora in Boviano; secondo che la sede principale dei Federati Sanniti passava in quelle differenti città. Sarà, forse, possibile indagare la patria di una di quelle monete. A noi sembra che debba credersi battuta in Boviano quella colla leggenda Safinim; perciocché, oltre il confronto della iscrizione da noi illustrata, rilevasi dal luogo di Appiano, già innanzi ricordato, che il Consiglio dei ribellanti Sanniti era appunto in Boviano, mentre Mutilo pugnava contro i Romani. Ecco perché si legge il nome di Mutilo al rovescio della leggenda Safinim... ". Anche Ernesto Bernareggi conferma che la moneta con la leggenda Safinim venne coniata "in loco" durante la rivolta sociale... "appunto perché la tecnica incerta, lo stile duro e severo di questa emissione ben si confanno alla natura della razza sannitica... ". La possibilità di dare una diretta connessione tra la epigrafe in esame e la moneta con la dicitura Safinim è stata, recentemente, messa in evidenza anche da Anna Rocco che dice: "...Altra documentazione dell’antico nome del Sannio è una iscrizione osca scoperta a Pietrabbondante (Bovianum Vetus) nel 1857 nell’area del grande tempio sannitico, ora al Museo di Napoli, insieme con altre di tipo simile contenenti dediche del tempio o parti di esso... Si distingue dalle altre scoperte nello stesso luogo perché, oltre a dare essa sola la menzione di un "Kennzstur quaestor" (Maiieis Maraiieis), mentre altre ricordano alcuni Meddikers, tramanda una espressione politica e nazionale nel primitivo nome del Samnium, Safinim...
In verità tutti gli studiosi di lingua osca hanno esaminato l’importante iscrizione con la parola "Safinim" ma con risultati poco soddisfacenti in quanto il testo è lacunoso a causa di alcune mutilazioni del travertino. Solo in tempi più recenti il noto linguista ed epigrafista Francesco Ribezzo ha esaminato, integrandolo, il testo della importante iscrizione. Il lavoro può considerarsi valido ed aggiornato perché il Bottiglioni, in tempi recenti, ha scritto che "... la ricostruzione e l’interpretazione non mancano di buone proposte..." Anche il Ribezzo ritenne valida la teoria del Mommsen relativa alla localizzazione presso Pietrabbondante della più antica capitale del Sannio e nel suo scritto "La grande iscrizione osca di Bovianum Vetus" così dice: "L’iscrizione che io ho attentamente riesaminata e collazionata nel Museo di Napoli è una tavola di travertino originariamente rettangolare e della originaria dimensione in altezza, onde all’iscrizione non manca nessun rigo. In larghezza i righi vennero mutilati da una duplice causa: prima di tutto la pietra venne nell’antichità stessa riadoperata segando gli angoli superiori destro e sinistro fino all’altezza del terzo rigo, togliendone due pezzi di figura triangolare isoscele nei lati esterni e con la base al margine di ciascuna sezione; in seguito si sgretolò poi, non molto profondamente, nel margine del lato destro, e si spezzò longitudinalmente dal lato sinistro per uno spazio che, dalla geometria dell’insieme, può essere prudenzialmente calcolato a quasi un terzo della larghezza originaria. Un indice della larghezza dello sgretolamento del margine destro è fornito dal fatto che da questo lato le parole della epigrafe, secondo le risultanze dei supplementi, cominciavano col principio del rigo. Esso nei righi terzo e quarto superava la seconda lettera, dove la lacuna è prodotta dal taglio, né può mancare qualcuna di più. L’iscrizione scoperta nel 1857 nell’area del grande tempio sannitico a Calcatello (Bovianum Vetus-Pietrabbondante) insieme con altre cinque della stessa categoria contenenti dediche del tempio e parti di esso, supera le altre non solo per la sua lunghezza, ma anche per la sua importanza, giacché la parola Safinim « Samnio» del rigo secondo, espressione politica e nazionale insieme (ricorre solo nelle monete della guerra 90-88 a.C.), indica ch’essa potrebbe sorvanzare lo stretto carattere municipalistico ed il particolarismo religioso delle altre cinque e riferirsi a qualche fatto storico di prim’ordine (ad una riunione dei Capi della guerra italica). Questo dato, la struttura sintattica dell’epigrafe, di cui s’intravedono i punti culminanti, ed una migliore valutazione dei termini di essa, ci permettono di andare alquanto più in là della spesso ingenua e semplicistica restituzione del Pauli.Ant.Studien II n. 78...".
Poiché il testo esplicativo è così chiaro e significativo se ne ritiene superfluo ogni commento. Occorre notare solo che l’aver, nell’antichità, riadoperata la pietra su cui è incisa la iscrizione costituisce una riconferma a quello che è stato detto dal Vetter a proposito di una analoga circostanza verificatasi, come si ricorderà, per la epigrafe di Vesiullaeo; tale fatto attesta anche, in maniera inequivocabile, che gli edifici pubblici rinvenuti presso Pietrabbondante risalgono ad un’epoca precedente di molto a quella della guerra sociale. E se i Magistrati ed i Censori convennero, come si legge nel testo sia pure integrato, nel luogo ove la epigrafe venne rinvenuta significa che ivi sorgeva la città più importante del Sannio, cioè la capitale della Federazione.
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| L'EPIGRAFE DI VESIULLAEO | | |  Epigrafe di Vesiullaeo. Vetter 1953 n.150 NA n.126/Inv.2048 | | Nel 1840 il dottor Francesco Saverio Cremonese, noto appassionato di "Res Antiqua" nativo di Agnone, dietro segnalazione di don Paolo Pesa ed in mezzo ad altre pietre destinate ad uso costruttivo, ritrovò a Pietrabbondante una lapide incisa in osco che, riferirono, proveniva dalla località Calcatello, raccolta proprio vicino al teatro sannitico. La lapide fu subito segnalata dallo scopritore agli archeologi della Regia Intendenza agli Scavi del Regno Borbonico, i signori Avellino, Guarino e Iannelli. Nella prima lettura effettuata dell'epigrafe, molto stupore suscitò la parola BOVAIANUD in un contesto alquanto distante dalla Bovianum conosciuta, l'attuale Bojano. L'Avellino riconobbe in quell'epigrafe un preciso collegamento tra Bovaianud e Pietrabbondante, in aperto dissenso con gli altri due studiosi. Pochi anni dopo il Mommsen, in una delle sue frequenti visite nel Sannio, ebbe modo di visionare l'epigrafe e nel Bollettino Archeologico Napolitano del 1846 scrisse: "Nel giro che nel maggio dell'anno corrente feci per l'antico Sannio, ho avuto l'agio di osservare ocularmente le due iscrizioni osche murate nella chiesa di Pietrabbondante, paese piccolo sulla vetta di un'erta montagna, presso Agnone, ma notevole assai per quantità stragrande di anticaglie che alla giornata vi si trovano e per i suoi bei ruderi di un teatro, dal quale speriamo veder uscire per le cure del sig. Cremonese nuovi monumenti che forse determineranno il nome antico di questo paese ancora sconosciuto. Certo è che in nessun luogo, eccettuato Pompei, sono venute fuori tante iscrizioni osche, quante ne abbiamo da Pietrabbondante..." |
 Vasca in pietra calcarea con iscrizione osca dalla località Arco. | | | La vasca ricavata da un unico blocco calcareao misura cm. 80 di altezza ed ha un diametro medio di cm. 130. E' stata rinvenuta in località Arco di Pietrabbondante. L'iscrizione in osco così viene letta:
Pak. Staìis. L.M.T. aapam[ek] ak[...]m. kellaked. inim. kurass. ekask. [.a]manafed esidum. pruffatted
La traduzione in latino dovrebbe così esser letta:
Pa(ius) Staius L(ucii) f. M(eddix) T(uticus) aquam hanc concameravit et ... has faciendas curavit idem probavit
L'iscrizione si riferisce ad un'opera pubblica, annessa al santuario, commissionata e collaudata dal magistrato. Il termine "kellaked", denominale del latino cella, interpretato nel significato di cisterna cioè di raccoglitore di acque, fa intendere che la vasca facesse parte di un opera di convogliamento di acque sorgive verso determinate costruzioni. |
(Tutti i testi riguardanti le epigrafi provenienti dall'area archeologica di Pietrabbondante sono tratti da: "Gli scavi di Bovianum Vetus oggi Pietrabbondante" di Antonino Di Iorio - Collana "Storia e documenti" edito dall'Archeoclub d'Italia - Roma 1998)
 | Storia dei Sanniti e del Sannio - Iscrizioni Osche I - Davide Monaco - Isernia 2009 | 
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