| | Citazioni, scritti ed altro dai Classici. LE FONTI TRA MITO E STORIA Franco Valente
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La fonte più ricca per la ricostruzione degli avvenimenti accaduti nella regione sannitica è certamente Livio, ma altre citazioni, di numerosi autori, sono ugualmente importanti per tentare di metter insieme i tasselli di un mosaico di cui è difficile, comunque, avere il quadro esatto. Qui di seguito si sono riportati alcuni dei passi più significativi ed i riferimenti a quegli autori che comunque hanno trattato del Sannio. |
- TITO LIVIO - Annales, Libri VII-X
- I FASTI TRIONFALI (ved. pagina dedicata)
- APPIANO, Saunitiké - IV, 1.5.
- DIODORO SICULO
XVI, 45.8 (Samnitai) XIX, 10.1 (Samnitai) XIX, 65.7 (Samnitai) XIX, 101.7 XX, 35.1-2 (II Guerra Sannitica - Sutrium 311) XX, 26.4 (la città di Ceraunilia) XX 80.3.
- DIONIGI DI ALICARNASSO
Antiquitates romanae I, 16, 22, 24, 76 - II, 1 - II, 48, 4;
- EUTROPIO - II, 8
- ISIDORO DI SIVIGLIA
Etymologiarum sive originum lib. IX, 2, 84.
- FABIO PITTORE - 1, 6, 3 (?)
- FLORO - Epitome I, 11.8:
"hos tamen quinquaginta annis per Fabios ac Papirios patresque eorum liberos subegit ac domuit, ita ruinas ipsas urbium diruit, ut hodie Samnium in ipso Sannio requiratur nec facile appareat materia quattuor et viginti triumphorum".
- FRONTINO - Strateg. I,6.1
Liber Coloniarum 231,259L
- GELLIO - Noctes Atticae, XI, 1, 5
- MARCO TULLIO CICERONE
(a proposito di Gaio Ponzio) Cato Maior XII, 41 (Vedi su Samnites gens fortissima, La Regina pag.28): "Haec cum C. Pontio Samnite, patre eius a quo Caudino proelio Sp. Postumius T. Veturius consules superati sunt, locutum Archytam Nearchus Tarentinus, hospes noster, qui in amicitia populi Romani permanserat, se a maioribus natu accepisse dicebat, cum quidem ei sermoni interfuisset Plato Atheniensis, quem Tarentum venisse L. Camillo Ap. Claudio consulibus reperio".
- OROSIO - III, 21.3
- PAOLO DIACONO
Excerpta ex libris Pompei Festi de significatione verborum (trascr. LINDSAY 1913)Historia Langobardorum, II, 20: "quarta decima inter Campaniam et mare Adriaticum Apuliamque, a Piscaria incipiens, habetur. In hac sunt urbes Theate, Aufidena, Hisernia et antiquitate consumpta Samnium, a qua tota provincia nominatur, et ispa harum provinciarum caput ditissima Beneventus. Porro Samnites nomen accepere olim ab hastis, quas ferre solebant quasque Greci saynia appellant". (Ripreso forse dal Catalogus Provinciarum Italiae - MGH, SRL, 189 - del 613)
- PLINIO - Naturalis Historia
III, 57 III, 98 III, 110 ecc. Vedi Salmon pag. 14-15.
- PLUTARCO
- POLIBIO
II 19.5 II, 24 III, 24,5 (?)
- PSEUDO AURELIO VITTORE - Liber de viris illustribus, 32,33,34
- SERVIO
Commentarii, VIII, 638 Commentarii, XI, 785
- SESTO POMPEO FESTO - De verborum significatione (437, Lindsay 1913):
"Samnites: Samnites ab hastis appellati sunt, quas Graeci saunia appellant; has enim ferre adsueti erant; sive a colle Samnio, ubi ex Sabinis adventantes consederunt".
- SESTO POMPEO FESTO
De verborum significatione (519, Lindsay 1913): "Ver sacrum: Gli Italici, in occasione di grandi calamità, ebbero per costume di votare agli dèi tutti nascituri della prossima primavera. Ma poiché si convinsero della crudeltà che fanciulli e fanciulle innocenti venissero uccisi, usavano spingerli fuori dalle loro terre dopo averne velato il capo".
- SILIO ITALICO - VIII, 456 (?)
- SISENNA - framm. 99
- STRABONE - Geographica V, 4, 12.(traduzione dal greco)
11. Fanno ancora parte della Campania, oltre le città prima descritte, quelle di cui abbiamo parlato sopra, cioè Cales e Teanum Sidicinum. Il confine fra i rispettivi territori è segnato da due statue della Fortuna che sono poste sull'uno e sull'altro lato della via Latina. Fanno poi parte Suessula, Atella, Nola, Nuceria, Acerra, Abella e altri villaggi ancora più piccoli di queste, alcuni dei quali sono considerate come facenti parte del Sannio. I Sanniti in un primo momento tentarono di conquistare quella parte del territorio latino che è nelle vicinanze di Ardea; poi, avendo preso la Campania, erano divenuti molto potenti: infatti i Campani, poiché già avevano subito il dominio di altri padroni, immediatamente si assoggettarono al loro potere; poi sono stati annientati da altri dominatori ed infine da Silla, dittatore romano, che, dopo aver represso con numerose battaglie la rivoluzione degli Italici, allorché vide che i Sanninti, sebbene rimasti isolati, resistevano addirittura attaccando la stessa Roma, li aggredì in uno scontro presso le mura durante il quale alcuni furono ammazzati per non farli prigionieri. Molti altri, si dice tremila o quattromila, furono imprigionati e condotti alla villa Pubblica a Campo Marzio. Tre giorni dopo fece tagliare la gola ai soldati che aveva mandato e sospese le proscrizioni solo dopo aver ammazzato o espulso dall'Italia tutti coloro che si definivano Sanniti. A tutti coloro che gli rimproveravano l'incapacità a controllare la sua collera rispondeva che la storia insegnava che nessun Romano avrebbe potuto vivere tranquillo finché i Sanniti avessero continuato ad avere una propria autonomia organizzativa. Per effetto di ciò le antiche città dei Sanniti sono ridotte a villaggi, anzi, alcune sono scomparse come Bovianum, Aesernia, Panna, Telesia vicina a Venafrum, ed altre che non meritano più la definizione di città; noi entriamo nei particolari di questi avvenimenti perché riguardano la gloria e la potenza dell'Italia. Beneventum e Venusia conservano ancora la loro importanza.
12. Un'altra leggenda che riguarda i Sanniti riporta che i Sabini, secondo una tradizione che appartiene ai popoli greci, essendo da lungo tempo in guerra con gli Umbri, avevano stabilito di consacrare tutti i prodotti dell'anno e, avendo ottenuto la vittoria, sacrificarono una parte del raccolto offrendo la parte rimanente alle divinità. Essendo sopravvenuta una carestia qualcuno fece il voto di consacrare anche i figli. Così fu fatto, dedicando ad Ares i fignli nati in quell'anno. Quando questi divennero adulti, furono inviati fuori della loro terra guidati da un toro. Il toro si fermò per riposarsi nella terra degli Opici che vivevano in villaggi sparsi. Essi, dopo averli attaccati, si posero in quel territorio e sacrificarono il toro di Ares che li aveva guidati, secondo quanto avevano stabilito gli indovini. E' da ritenere che l'appellativo di Sabelli derivi dal nome dei loro progenitori. Il nome Sanniti, in greco Saunitai, ha invece una origine diversa. Alcuni riferiscono che siano stati filellenici perché ad essi si sarebbero uniti coloni Laconici, mentre altri ritengono che si chiamassero Pitanati. Pare che questa ipotesi sia stata inventata dai Tarentini che volevano accattivarsi i loro vicini assai forti per il fatto di essere in grado di comporre un esercito di 80.000 fanti e 8.000 cavalieri. Si racconta che presso i Sanniti vi siano delle tradizioni che li sollecita alla virtù: infatti non è lecito dare in matrimonio le giovani donne a chiunque le chieda, ma ogni anno vengono le migliori dieci ragazze ed i migliori dieci ragazzi: al primo dei maschi viene data la prima delle femmine, al secondo la seconda e così di seguito. Se colui al quale era stata assegnata la donna successivamente diventa disonesto, gli vengono tolti gli onori e la sposa. Vengono appresso gli Irpini, anchh'essi Sanniti, che prendono il nome dal lupo che li guidava. E tanto basta per ciò che riguarda i Sanniti.
- TACITO - Hist. IV, 5
- TOLOMEO - Geogr. III, 1, 57-58
- VARRONE - De lingua latina, VII, 29
- VARRONE - Rerum rusticarum, III, 16, 29
- VELLEIO PATERCOLO - I, 14,5
Ulteriori fonti classiche sono reperibili dal testo di John Patterson "Una città chiamata Sannio" nella sezione "Aggiornamenti, Studi e Ricerche". |
 | Storia dei Sanniti e del Sannio - Davide Monaco - Isernia 2003 | 
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